Giussano (Monza e Brianza), 22 febbraio 2016 - Una neonata di quattro mesi è arrivata esanime all’ospedale di Bergamo, era stata trasferita da un ospedale all’altro con una ambulanza. I medici del pronto soccorso dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo non hanno potuto far altro che costatarne la morte. La morte improvvisa di Elisabetta Vismara Giordano, bambina di Giussano nata il 16 ottobre 2015, ha gettato la famiglia nella disperazione. Petruta e Walter, i genitori della piccola affetta sindrome di down, si erano rivolti al pronto soccorso dell’ospedale di Carate Brianza mercoledì 17 febbraio: la bambina aveva problemi legati a malanni di stagione, con tosse e catarro, ma respirava autonomamente.

Dopo il ricovero nel reparto di Pediatria, erano iniziate le terapie antibiotiche e il giorno successivo i medici dell’ospedale caratese avevano anche prescritto l’ossigenoterapia, per aiutarla a respirare. Esiste un video, girato dai genitori durante il ricovero nel reparto di pediatria di Carate Brianza, che mostra la piccola Elisabetta sottoposta alla terapia con le cannucce dell’ossigeno.

Nel tardo pomeriggio di giovedì sempre i medici dell’ospedale caratese decidono per il trasferimento della bambina all’ospedale Papa Giovanni, perché lì curata in precedenza e in possesso della sua cartella medica al momento della nascita. Viene sospesa la terapia con l’ossigeno e il trasporto da Carate a Bergamo viene effettuato con una ambulanza della Croce Bianca. A bordo del mezzo, oltre alla piccola, anche la mamma, un medico ed un’operatrice che ha tenuto in braccio la neonata per tutto il tragitto.

Ma la bimba è arrivata priva di vita al pronto soccorso dell’Ospedale Papa Giovanni di Bergamo. Sabato pomeriggio i genitori della neonata si sono rivolti ad un legale di fiducia, l’avvocato Alessandro Dell’Oro del foro di Lecco. «Sto provvedendo alla predisposizione della denuncia verso ignoti per omicidio colposo: siamo di fronte ad evidenti errori medici perché se la bambina fosse rimasta a Carate con l’ossigeno ora sarebbe viva. Sarà poi la magistratura a valutare di chi sia la colpa e se qualcuno ha sbagliato – sottolinea il difensore – Esistono, anche a Monza, ambulanze dotate di centro mobile di rianimazione neonatale, il trasporto da un ospedale all’altro avrebbe potuto avvenire continuando la somministrazione del’ossigeno; ma questa ambulanza non è stata usata per il trasporto a Bergamo, anche se poi si dovrà appurare se a bordo dell’ambulanza utilizzata vi fosse comunque un sistema per poter somministrare l’ossigeno».L’avvocato denuncia: «Hanno effettuato l’autopsia senza avvisare nessuno, non dando la possibilità ai genitori di prendere parte all’esame con un loro anatomopatologo di fiducia».

di LAURA BALLABIO