Milano, 4 gennaio 2016 -  Corsa da dimenticare per un tassista 27enne. Tre ragazzi lo hanno fermato domenica notte intorno all’1.20 tra corso Como e Porta Garibaldi e gli hanno chiesto di accompagnarli in via Negrotto. Si è ritrovato alle porte del campo rom. Risultato: corsa non pagata (13 euro) e auto danneggiata. «Mi hanno frantumato un finestrino e rotto una portiera». Non solo. «Uno di loro ha tentato di strapparmi il telefonino dalle mani mentre parlavo con le forze dell’ordine». Il 27enne ha ingranato la retromarcia appena ha potuto («la strada è senza uscita») ed è andato diretto al Comando provinciale dei carabinieri di via Moscova per sporgere denuncia. Ieri ha raccontato la storia al Giorno.

«Stavo guidando in viale Don Luigi Sturzo - comincia - quando sono stato fermato “al volo” da tre ragazzi, tra i 20 e i 25 anni, dalla pelle olivastra e vestiti normalmente. Sono saliti sul taxi e mi hanno chiesto di accompagnarli in via Negrotto. Arrivato a destinazione mi sono reso conto di trovarmi davanti a un campo rom. Durante il tragitto i tre erano un po’ agitati. Parlavano tra loro in una lingua che non ho saputo riconoscere. Il ragazzo seduto dietro di me si avvicinava al mio sedile e ogni tanto mi toccava la spalla». Il 27enne non era tranquillo.

«Sono 13 euro», ha detto ai tre una volta a destinazione. Ma «pretendevano che entrassi nel campo rom. Dicevano che avrebbero preso lì il denaro. Io non mi sono fidato». A un certo punto «ho chiamato le forze dell’ordine, perché si rifiutavano di pagare». E la situazione è degenerata. «I due seduti dietro hanno mandato in frantumi il finestrino posteriore destro mentre il giovane al mio fianco ha iniziato a frugare nei vani portaoggetti. Poi ha cercato di prendermi il cellulare. Non c’è riuscito e ha spalancato la portiera mentre l’auto era in movimento, facendo finire lo sportello contro un muro. Poi è sceso. Nel frattempo, dal campo, stavano uscendo diverse persone. Ho preferito allontanarmi. Alle 2 sono arrivato al Comando dei carabinieri». Fortunatamente sta bene. «Ma non potrò lavorare finché l’auto non verrà riparata».

di MARIANNA VAZZANA