Milano, 27 settembre 2017 - Il migliore tra i nuovi acquisti dell’Inter ha la particolarità di chiamarsi Milan. Una casualità su cui si è già giocato parecchio in queste prime settimane di Skriniar da nuovo acquisto nerazzurro. Chissà, nei discorsi da bar qualcuno avrebbe potuto fargli pesare lo “scomodo” nome, ma il centrale slovacco non ha lasciato spazio ad alcun tipo di critica: benissimo in pre-campionato, ancora meglio in Serie A, salvo un piccolo passaggio a vuoto in casa della Roma (l’avversario era Dzeko, il che giustifica parzialmente qualche indecisione). Considerata la spesa effettuata dalla società per accaparrarselo dalla Sampdoria, con una valutazione che si aggira sui trenta milioni di euro, il suo alto rendimento è assolutamente giustificato. Forse semplicemente è stato sottovalutato il possibile impatto, ad oggi «perfetto, senza mai difficoltà» (Spalletti dixit).

Skriniar ha sopravanzato nel gradimento dei tifosi un innesto più pubblicizzato, anche se meno oneroso per ragioni anagrafiche, come Borja Valero. Lo spagnolo non ha deluso, sia ben inteso. Semplicemente ha un po’ rallentato rispetto all’ottimo inizio e a un’estate in cui è sembrato poter prendere per mano la squadra fin dalle uscite pre-stagionali. In particolar modo le sfide contro Crotone, Bologna e Genoa hanno visto l’Inter in difficoltà dal punto di vista della manovra ed essendo lui il primo destinatario del gioco a centrocampo è stato facile finire sotto i riflettori. Quando Spalletti parla di gioco troppo “scolastico” si riferisce forse proprio a lui, che del gioco semplice è un esempio lucente, ma dal quale l’allenatore attende qualche giocata importante in più. «Potrebbe giocare anche nel Barcellona», ha detto in tempi non sospetti, segno della stima che nutre per l’iberico.

Un discorso simile si può fare per Vecino, con qualche accorgimento. All’uruguaiano viene richiesta una presenza fisica maggiore e qualche incursione in avanti in grado di garantire gol. Ha segnato con la Roma, ci è andato vicino con la Fiorentina, poi più nulla, ma il bilancio personale resta comunque positivo. L'unica nota non dolente ma meno sonante tra i colpi in entrata è stato finora l’acquisto di Dalbert. L’Inter ha impiegato diverse settimane e tanti soldi per accaparrarselo. Non ha fatto disastri, ma nemmeno sfracelli. «Ha un piede importante, deve solo essere meno preoccupato dalle nostre consegne», lo ha giustificato Spalletti. Questione di ambientamento, ma quella nerazzurra non è una piazza che aspetta molto. Tre, infine, gli ingiudicabili: Karamoh (bene nel finale con il Genoa), Cancelo (solo uno scampolo a Roma prima di un infortunio) e l’inutilizzato Padelli.