La telenovela è finita, forse. E’ mancato l’atteso botto all’ora dell’happy hour, al termine di un’altra giornata ricca di colpi di scena, con indiscrezioni, dichiarazioni e dietrofront
Milano, 28 gennaio 2012 - La telenovela è finita, forse. Con tanti vinti e un solo vincitore. Al Milan arriva subito Maxi Lopez, mentre Tevez (per ora) resta al City. E’ mancato dunque l’atteso botto all’ora dell’happy hour, al termine di un’altra giornata ricca di colpi di scena, con indiscrezioni, dichiarazioni e dietrofront. In realtà alle 19, alla scadenza dell’ultimatum voluto dai rossoneri, l’unico felice, a brindare, era l’ormai ex attaccante del Catania. La sua tenacia, il suo ottimismo, la sua pazienza alla fine sono stati premiati quando Galliani, dopo l’ultimo fallito assalto a Tevez, ha detto al procuratore D’Amico di depositare il contratto in Lega. E così a Maxi Lopez, che fino a mezz’ora prima era con la valigia già pronta per tornare in Sicilia a mani vuote, è tornato il sorriso mentre su Milan Channel, il canale tematico del club campione d’Italia, è apparsa la foto del calciatore con maglia del Milan e scritta «Maxi è nostro!».
Ma cosa è successo di così importante nel tardo pomeriggio che ha mandato all’aria una trattativa ormai in dirittura d’arrivo? Tutta colpa di una “penale“ di troppo, inserita dai dirigenti del City nell’ultima mail al Milan, quella che avrebbe dovuto sancire il passaggio dell’Apache ai rossoneri. Perché le parti erano ormai d’accordo su tutto: prestito con diritto di riscatto (a 24 milioni) condizionato alla cessione di un grande campione. Con la promessa che il Milan avrebbe prolungato il prestito di un’altra stagione (alleggerendo gli inglesi di un ingaggio comunque pesante) in caso di mancata vendita di un importante giocatore. Anche l’ultima risposta del City è stata positiva rispetto alle condizioni contrattuali, ma con una postilla. Meglio, una sanzione molto onerosa che il Milan avrebbe dovuto pagare nel caso in cui non avesse riscattato il giocatore. A quel punto Galliani è andato su tutte le furie e ha interrotto le comunicazioni col presidente Al Mubarak, lo stesso che appena tre giorni fa aveva rilasciato dichiarazioni al vetriolo contro il dirigente rossonero e lo stesso Tevez.
Anche se poi il dirigente, ai microfoni di Milan Channel, cerca di mascherare la grande delusione: «Col City, ci siamo lasciati in buonissimi rapporti, i rapporti sono migliorati e le incomprensioni superate e ho parlato per ore col loro presidente. Eravamo molto vicini ad un accordo e alle 18.30, ero convinto di chiudere per Tevez. Eravamo vicinissimi ma ho dato una parola d’onore al Catania e a Maxi. Lui è un giocatore forte e pronto da subito. La vita continua, tra 3-4 mesi è ancora mercato». E ancora: «Chissà che con Carlitos ci sia solo qualche mese di separazione. Ho fatto il massimo, è stata una giornata col cuore in gola. Ma voglio ringraziare Tevez che è stato di parola fino all’ultimo». Dunque, almeno per ora il sipario sull’Apache cala. Certo che, ieri pomeriggio, con la presenza in sede dell’avvocato Cantamessa e dell’agente Fifa Riso al fianco di Galliani tutti si aspettavano una conclusione ben diversa della trattativa. Fino all’ultima mail, con quelle due righe non concordate a voce. Tevez resta prigioniero del Manchester, a giugno si vedrà.
di Giulio Mola