Milano, 13 settembre 2017 - Inizia a svelarsi oggi al suo pubblico la nuova Emporio Armani Milano che si presenta con l'obiettivo dichiarato di ritornare sul trono d'Italia e riscattare la deludente stagione conclusa nel giugno scorso. I biancorossi alle ore 20.00 giocheranno al PalaDesio contro il Khimki Mosca, avversario che poi ritroveranno sul loro cammino anche in Eurolega, vestendo anche per la prima volta le maglie ufficiali che indosseranno nel campionato di Serie A (in Eurolega invece saranno marchiati Armani Exchange), poi a fine gara sarà il momento per foto e autografi anche con i giocatori, tra cui, se arriverà in tempo dovrebbe esserci anche il nuovo acquisto Arturas Gudaitis. Grande protagonista della nuova squadra è coach Simone Pianigiani che si presenta a Milano con 6 scudetti conquistati in 6 stagioni, due Final Four di Eurolega e circa il 90% di vittorie nelle partite di Serie A. Ora dovrà confermare tutto questo per la prima volta fuori da Siena.

Quando l'ha chiamata Milano cosa ha pensato?
"Devo dire che c'è sempre stato negli ultimi tempi un rapporto con il presidente Proli, c'era già stata la possibilità di venire ad allenare qui, ma non si era concretizzata. Stavo firmando 5 anni di contratto con l'Hapoel (con il quale ha vinto lo scudetto israeliano, ndr), ma hanno compreso l'opportunità che mi era stata presentata. E' un progetto intrigante, riuscire a riportare il club a compiere l'ultimo passo per tornare protagonista anche in Europa. Fuori dal campo l'Olimpia è già una società top, sul parquet deve riscattare le ultime stagioni e provare a fare quel passo in più. E' stimolante provare ad essere la persona che deve aiutare a farlo".

Cosa può dare a Milano in più Simone Pianigiani?
"Il compito di essere quello dell'ultimo passo verso l'Europa è davvero affascinante. Voglio che sia una crescita di equipe. Tutti insieme verso un obiettivo comune. Un allenatore sa bene che l'emotività dei tifosi è parte dell'ambiente e devi accettare che sia così. Io credo, però, che l'obiettivo sia far trasparire il lavoro che fai e la dedizione che ci metti, consapevole di quello che rappresenta l'Olimpia nel mondo del basket e Armani nel mondo del lavoro. Anche 24 ore su 24, perchè io sono fatto così.

Il passato le vede come grande avversario dell'Olimpia e plurivincitore con Siena, come gestirà questa situazione?
"Mi piacerebbe, nel futuro, essere ricordato come lo è il mio amico Dan Peterson. Tanti anni a Bologna e tanti a Milano, sempre con tanti trofei e ben ricordato da tutti. Quando lavoro in una società lo faccio pensando di rimanerci per sempre. Al Fenerbahce non è successo perchè a metà stagione è cambiata la dirigenza e quelli che mi avevano scelto non c'erano più, mentre a Gerusalemme stavo firmando per 5 anni, se non fosse arrivata l'Olimpia. La Nazionale mi ha coinvolto per 6 anni, all'Olimpia ci voglio rimanere per tanto tempo".

17 giugno 2012, Siena vince il sesto scudetto consecutivo. E' la sua ultima partita in Serie A. Ora che campionato ritrova?
"Sicuramente la congiuntura economica degli ultimi anni non ha aiutato, ma adesso vedo una risalita rispetto al recente passato. Tante squadre giocano con l'idea di competere fino in fondo e tanto sono tornate anche a fare le coppe europee. Questo ti permette di prendere giocatori di un certo livello e alzare la competitività, ma anche l'attenzione sul campionato. Due anni fa non avrei potuto dare la stessa risposta. E' poi c'è la rivoluzione epocale che ha portato il cambiamento dell'Eurolega che, per quel che ci riguarda, è un orgoglio al quale partecipare, ma che bisogna imparare a gestire. L'obiettivo finale può essere raggiunto con vari percorsi, basti pensare che il Fenerbahce campione d'Europa ha perso ben 12 partite l'anno passato".

Le esperienze all'estero che le hanno lasciato?
"Ti aiuta certamente ad aumentare la duttilità mentale. Avere a che fare con modi di pensare diversi è uno scoglio. O lo superi o ti schianti. In Turchia e in Israele ho trovato una passione per il basket devastante, ai livelli del nostro calcio. Anche il regolamento mi ha obbligato ad essere più duttile visto che c'era la regola che in campionato doveva essere sempre in campo almeno due giocatori autoctoni, al contrario dell'Eurolega con i tesseramenti liberi"

Per cosa dovrà essere riconoscibile la squadra di coach Pianigiani?
"Per atteggiamento, solidità mentale e per quel "timore" che dovrà incutere agli avversari. Questo si costruisce con la forza mentale che dovrà distinguere ogni momento dell'allenamento. Ogni azione anche dell'allenamento dovrà essere vissuta come quella decisiva per vincere lo scudetto. L'obiettivo è che gli avversari devono sapere che quando affronteranno l'Olimpia sarà un grande problema".

Quasi un mese di lavoro con parte della squadra, che giudizio si può dare?
"Anche senza tanti giocatori è stato comunque un periodo utilissimo perchè ci è servito per fissare procedure con lo staff ed impostare la quotidianità. Sono contento perchè tutto l'ambiente è positivo e voglioso di riscatto. E' vero che tanti giocatori sono cambiati, ma è tutto il contesto che ha avvolto i giocatori ed ha voglia di tornare a vincere. Questo ci aiuterà anche ad inserire velocemente i giocatori delle nazionali. Siamo un po' indietro tecnicamente, abbiamo avuto qualche acciacco, ma l'atteggiamento mi è piaciuto molto, è quello che ci ha permesso di vincere alcune amichevoli e questo è un ottimo punto di partenza".

Tra 10 giorni in campo per il primo trofeo stagionale e mancano ancora 4 giocatori da inserire (gli italiani devono giocare per regolamento). Come gestirà la situazione?
"Siamo l'Olimpia, c'è un trofeo in palio. Si gioca per vincere e non esistono alibi. Sappiamo che sarà difficile, ma voglio che intanto questa Supercoppa ci permetta di dare un segnale di serietà e voglia di competere. L'attendo con curiosità, voglio vedere la fame dei miei giocatori. Siamo all'inizio di un percorso, ma se vogliamo che la strada si quella giusta, non possiamo che iniziare a prenderla da subito".