Milano, 13 dicembre 2017 - Dal pestaggio notturno di uno sconosciuto, e siamo nella Milano del nuovo skyline ormai gettonatissimo dal cinema italiano, tre ragazzi picchiatori escono in modo diverso: Cosimo premiato con un nuovo suv al compleanno, Giovanni che sfrutta le foto alla vittima insanguinata per il portfolio da fotografo e Riccardino angosciato per aver riconsciuto, forse, nel moribondo un carissimo amico.

Più che il modello “thriller freddo”, scelto dall’autore Fabio Martina, conta come lo spettatore è tenuto tra l’istinto e l’incoscienza di giovani in un pericoloso vuoto di sensibilità. Ci sono voluti 10 anni per mandare in porto il progetto, nato da un laboratorio prodotto da Circonvalla Film, finanziato da Cariplo e patrocinato dal Comune. E finalmente “L’assoluto presente”, distribuito da Lo Scrittoio, esce nelle sale (a Milano all’Oberdan, da venerdì). Tratto da fatti di cronaca, il film è ispirato a una frase del filosofo Umbeto Galimberti sui giovani: «Vivono l’assoluto presente e il futuro non lo vogliono vedere minimamente, perché hanno paura dell’imprevedibile, del precariato, dell’insignificanza sociale». «Il vero protagonista del film è il vuoto emotivo, affettivo, progettuale dei personaggi, incarnato nei loro volti, nei corpi, negli spazi fisici - dice il regista, laurea in filosofia, diploma alla Visconti e un curriculum di documentari - . La macchina da presa, partecipe, ma distaccata, con la sua capacità di avvicinarsi e cogliere ogni micro-variazione espressiva. La violenza in gruppo è sempre pronta a esplodere, è inevitabile. È il risultato del vuoto in cui sono cadute le nuove generazioni. Per lo stile di ripresa mi sono ispirato a “Elephant” di Gus Van Sant, in cui le lunghe carrellate a precedere e a seguire i personaggi penetrano oltre la fisicità per rendere visibile il mistero indefinibile della coscienza. Quarto protagonista è Milano, con le sue piazze, le lunghe strade, l’architettura moderna, le periferie deserte e abbandonate, le fabbriche dismesse, la sua altera eleganza, ma anche la prerogativa di porre in anticipo le importanti questioni etiche e morali del nostro tempo, location naturale per ospitare le vicende del film, come una metropoli europea indifferente ed estranea, ma in fervente attesa del cambiamento che verrà».

Qualche amico in partecipazione, da Bebo Storti a Don Rigoldi, ma il cast è composto da volti nuovi, attori giovani milanesi: Yuri Casagrande (Cosimo), Gil Giuliani (Giovanni), Claudio Veronesi (Riccardino). Merita una nota anche Ko Scrittoio, la società di promozione e distribuzione del film.