Milano, 16 febbraio 2017 - «Prima di tutto è sbagliato il nome: non dovrebbe essere Lez ma bluff». Ha esordito così Marco Bestetti (FI), presidente del Municipio 7, che ieri insieme ai colleghi dei parlamentini amministrati dal centrodestra ha voluto spiegare perché, in tutti e cinque, il parere al provvedimento è stato contrario. Lez sta per “Low emission zone”, area all’interno della quale possono entrare solo i veicoli con minori emissioni inquinanti allo scarico. In vista c'è l'estensione del provvedimento della Zona a bassa emissione con divieto di accesso e circolazione e sosta per alcune categorie di veicoli, già introdotta nel 2011 per la Cerchia dei bastioni.

«Nelle slide fornite dall’assessore alla Mobilità Marco Granelli – spiega Bestetti – si legge che il provvedimento riguarda meno del 27 per cento del parco auto, che produce quasi il 65 per cento delle emissioni del Pm10. Peccato che secondo i dati Arpa il Pm10 prodotto dal traffico sia il 43 per cento del totale: solo il 22 per cento proveniente da veicoli inquinanti e il 21 per cento da usura freni e pneumatici. La percentuale di Pm10 abbattuta dalla Lez sarebbe  attorno al 10 per cento. Ergo: cinque milioni di euro e 150 telecamere risolveranno in minima parte il problema inquinamento, creando in compenso un disagio ai cittadini, visto che 200mila auto non potranno più circolare».

Un provvedimento considerato "vessatorio" perché, sottolineano i presidenti, colpisce di fatto le auto più vecchie, quindi quelle possedute da anziani o da persone meno abbienti. Benefici ridotti anche a sentire gli altri: «Il preavviso è ridicolo, chiediamo almeno di far slittare l’avvio del provvedimento», sostiene Samuele Piscina (Lega), del Municipio 2. «L’inquinamento non conosce muri ai confini, il problema va considerato a livello più ampio», prosegue Paolo Bassi (Lega), Municipio 4. «Peraltro, i percorsi alternativi non sono ancora stati indicati. Si rischia la congestione in certi punti», è il pensiero di Giuseppe Lardieri (FI), del Municipio 9. «Ci è stato chiesto un parere – ha concluso Alessandro Bramati (Milano Popolare), del Municipio 5 – ma senza un coinvolgimento effettivo del territorio».