Milano, 12 dicembre 2017 - Il Comune di Milano ha da ieri un nuovo «direttore della resilienza». Piero Pelizzaro ha 35 anni e ha vinto, imponendosi su oltre 60 candidati, il bando lanciato per l’istituzione di questa nuova direzione.

Un cittadino potrebbe pensare che questa nomina sia l’ennesimo spreco di risorse...

«Innanzitutto le risorse per la creazione di questa nuova direzione non sono pubbliche, ma provengono dalla Rockefeller Foundation che nel 2014 ha lanciato un bando cui il Comune ha partecipato, e ha finanziato fino a oggi 80 direttori della resilienza (Chief Resilience Officer è la dicitura corretta), per esempio a Barcellona, New York e Miami. La figura si inserisce nel progetto “100 Resilient Cities”, che ha l’obiettivo di diffondere e sviluppare in tutto il mondo strategie urbane improntate alla resilienza».

Cosa intende per resilienza?

«La parola è sempre stata maltrattata. In ambito urbanistico è la capacità del sistema di risponde a degli shock».

E cosa fa esattamente un direttore della resilienza?

«Cerca di affrontare le crisi che si presentano non in maniera verticale, ma integrata, superando l’ottica di lavoro per sylos e favorendo le sinergie».

Un esempio concreto?

«Nelle periferie ci sono in genere problemi sociali e di integrazione, ma spesso sono anche le zone maggiormente colpite da fenomeni meteorologici come le alluvioni. Questi due problemi potrebbero essere affrontati in maniera integrata e lo hanno già fatto a Rotterdam dove è stata realizzata la “piazza d’acqua”: un luogo che offre le infrastrutture sportive che mancano al quartiere ma, in caso di alluvioni, diventa una vasca per la raccolta dell’acqua in eccesso che riduce problemi come strade allagate, pozzanghere, paralisi del traffico».

Le priorità a Milano?

«La prima cosa che faremo sarà mappare le risorse della pubblica amministrazione. Poi si farà l’analisi dei rischi che si dividono in shock (fenomeni inattesi) e stress (problemi cronici). Lo scopo, in un percorso che durerà un anno e mezzo, è individuare le priorità e presentare una strategia di resilienza del Comune di Milano».

I principali ambiti di azione?

«Affronteremo il tema del dissesto idrogeologico, quello dell’integrazione col piano periferie della Giunta e quello di inserire nell’aggiornamento del Piano di governo del territorio i principi di resilienza. Più concretamente, quello delle esondazioni del Seveso può essere un ambito di azione, così come quello della siccità durante l’estate».

Quanto guadagnerà?

«Sarò assunto secondo l’articolo 110 del testo unico degli enti locali e nei prossimi giorni sarà pubblicato il mio stipendio che si attesterà tra i 60 e i 100mila euro l’anno, a seconda dei premi e delle assenze. Collaborano con me sei persone, tutte interne al Comune».