Milano, 3 ottobre 2017 - Lega Nord contro Giorgia Meloni, per la presa di posizione contro i referendum per l'autonomia di Lombardia e Veneto. Dopo che, ieri in una trasmissione tv, la leader di Fratelli d'italia ha invitato ad astenersi alla consultazione che si terrà il 22 ottobre nelle Regioni amministrate dai leghisti Roberto Maroni e Luca Zaia, le bacheche dei social di molti esponenti del Carroccio, militanti e dirigenti, si sono riempite di critiche aspre nei confronti dell'alleata di centrodestra. Lo stesso Maroni ha spiegato che - alla luce delle dichiarazioni - con la Meloni "c'è un problema, perché sono dichiarazioni negative, sbagliate e molto pesanti". "Siccome il referendum è una cosa importante sia sul piano politico sia sul piano istituzionale - ha sottolineato - mi riservo di valutare queste dichiarazioni sul piano della lealtà dell'alleanza di governo. Non posso far finta di niente". 

FDI: SOSTEGNO A MELONI - Nel pomeriggio è arrivata la presa di posizione del coordinamento regionale di Fratelli d'Italia in Lombardia, "compatto a sostegno di Giorgia Meloni per riaffermare i valori e le idee della destra alle prossime elezioni nazionali e regionali". Il coordinamento ha chiesto che il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, "si faccia garante" di un'impostazione rispettosa dell'unità nazionale. "Giorgia Meloni - si legge nella nota firmata dalla coordinatrice Paola Frassinetti, dal capogruppo in Regione, Riccardo De Corato, dai componenti della segreteria regionale Marco Osnato e Alessio Butti, e dal responsabile nazionale Enti Locali, Carlo Fidanza - ha espresso una posizione critica rispetto ai referendum per l'autonomia, approvata dagli organi nazionali del partito nelle scorse settimane. In quelle sedi ha altresì lasciato libertà alla classe dirigente di Lombardia e Veneto di continuare il sostegno leale al referendum e a un maggiore decentramento amministrativo nel quadro dell'unità nazionale e di una riforma in senso presidenzialista che è da sempre una battaglia della destra politica e dovrà essere al centro del futuro programma di governo del centrodestra". "Purtroppo - proseguono i dirigenti lombardi di FdI - nei giorni scorsi qualcuno nella Lega, a partire dalle improvvide e ripetute dichiarazioni dell'assessore Fava, ha propagandisticamente accostato il referendum della Catalogna a quelli di Lombardia e Veneto e questo ha generato preoccupazione sul fatto che una legittima richiesta di maggiore decentramento possa trasformarsi nell'anticamera di un separatismo di stampo catalano".

LA RUSSA: LEGA CERCA DI NASCONDERE PROBLEMI? - "Mi meravigliano le dichiarazioni di Maroni - ha sottolineato Ignazio La Russa, a margine dei lavori della commissione Affari costituzionali della Camera sulla legge elettorale - che dovrebbe ringraziare la moderazione con cui tutti i dirigenti di FdI lombardi e veneti hanno trattato il tema del referendum, senza sottolineare i pericoli di una involuzione che possono derivare da una malaccorta interpretazione dell'evento referendario. Nessuno ha evidenziato il rischio che la vicenda della Catalogna possa produrre effetti distorsivi sul referendum. Forse occorrerebbe una più attenta sottolineatura del no alla secessione che per noi è fondamentale. La posizione della Meloni, espressa volutamente in modo non esacerbato,  la posizione tradizionale della destra italiana. Non vorrei che la polemica nei confronti del leader di un partito alleato sia in realtà frutto di questioni tutte interne alla Lega sul significato e sulla valenza del referendum".

FAVA: MELONI NON CONOSCE IL NORD - Duro il leghista Gianni Fava. "Nel caso di Meloni vale il motto 'aiutiamoli a casa loro': evitiamo che vengano a fare politica fuori dal loro territorio, hanno bisogno di essere sostenuti nella logica della cooperazione. Evitino di parlare a vanvera di ciò che non conoscono: il Nord", scrive Fava, che mette in dubbio anche l'alleanza. "Per quanto mi riguarda il capitolo è definitivamente chiuso - conclude -: con i franchisti alla amatriciana io non ho nulla a che fare. Mi chiedo come possa continuare a tollerarlo silenziosamente la nuova Lega. Per fortuna i lombardi non sanno nemmeno chi sia la Meloni. Una risata li seppellirà",