Milano, 12 ottobre 2017 - «La vittoria del “sì’’ al referendum del 22 ottobre non avrà un effetto concreto. Ma sarà un importante messaggio che i cittadini lombardi daranno alla politica, al Governo centrale e al Governo della Regione». Stefano Parisi, leader di Energie per l’Italia ed ex candidato sindaco del centrodestra, spiega così il suo voto favorevole al referendum voluto dal presidente della Regione Roberto Maroni. E aggiunge: «Vogliamo più autonomia perché oggi la gran parte delle tasse pagate dai cittadini lombardi non rimane in Lombardia ma va a finanziare uno stato centrale inefficiente, arrogante, costoso, che non riesce a garantire neanche quel minimo di investimenti necessari a assicurare la manutenzione e lo sviluppo delle nostre infrastrutture». Non è finita. «Il nostro “sì’’ non è per dare meno potere allo Stato e più potere alla Regione. Il nostro “sì’’ è per ridurre le tasse che paghiamo ed eliminare la burocrazia e le leggi inutili. Per fare questo dobbiamo dare responsabilità a chi governa il territorio».

Parisi, non c’è il rischio dell’astensionismo in Lombardia?

«Il referendum sarà un successo se l’adesione sarà alta».

Alta quanto?

«Almeno la metà dei lombardi deve andare a votare. Lo stesso risultato che si aspetta Maroni».

Qualche osservatore sostiene che questo referendum è un derby interno alla Lega tra l’autonomista Maroni e il sovranista Salvini.

«Spero che non sia questo il motivo della consultazione. Perché spendere tutti quei milioni di euro per una partita interna alla Lega sarebbe il peggio della politica».

Referendum a parte, queste sono le settimane decisive per la corsa verso la sede dell’Agenzia europea del farmaco. Milano ce la può fare?

«Sì, Milano può farcela, il Governo Gentiloni sta operando per conquistare l’Ema e ha messo in campo uno dei nostri migliori esperti di politica europea, il professor Enzo Moavero Milanesi. Sul risultato della candidatura, però, potrebbe influire il peso specifico dell’Italia nell’Unione europea: il nostro Paese in questo momento, soprattutto a causa delle azioni del Governo Renzi, ha una credibilità ridotta in sede comunitaria».

Il sindaco Giuseppe Sala sta facendo abbastanza per conquistare l’Ema?

«Sì, come fece Letizia Moratti per ottenere l’Expo 2015».

Sala punta sul referendum per il progetto di riapertura dei Navigli. Lei voterà sì o no?

«Io sono contrario al progetto di riapertura dei Navigli. Milano in questo momento, con i cantiere della M4 aperti, non può sopportare un altro investimento che ridurrebbe la viabilità. Il rischio è di bloccare la città per anni. Milano deve guardare al futuro non al passato dei “vecchi’’ Navigli, deve puntare su una grande rigenerazione urbana, a partire dal patrimonio immobiliare pubblico. Serve un grande investimento per rendere più pulita l’aria della città: bisogna sostituire subito gli impianti di riscaldamento più inquinanti».

Parliamo di Energie per l’Italia. Il movimento da lei fondato sarà presente alle elezioni regionali e politiche?

«Ci sarà sicuramente. Energia per l’Italia è una delle forze politiche della coalizione di centrodestra. E speriamo che gli altri partiti della coalizione non abbiamo retropensieri: no a un Governo con la sinistra dopo il voto nazionale».