Milano, 18 novembre 2017 - 29 aprile 2017: un migliaio di esponenti di estrema destra sfida i divieti della Prefettura e arriva in parata militare al Campo X del Cimitero Maggiore, esibendosi in un saluto romano di massa. 29 giugno 2017: una quindicina di attivisti di CasaPound si presenta nell’aula del Consiglio comunale all’urlo «Dimissioni, dimissioni» indirizzato al sindaco Giuseppe Sala, con tanto di tensioni in piazza San Fedele con un gruppo del centro sociale Cantiere. 26 ottobre 2017: il corteo di 300 persone per la sicurezza in via Bolla, al Gallaratese, viene monopolizzato da Lealtà Azione, che prende il comando del serpentone con lo slogan «Zona 8 rialza la testa». Tre flash in sei mesi. E potremmo andare avanti citando banchetti in periferia, raccolte di generi alimentari per le famiglie bisognose e altri eventi in giro per la città. La conclusione: l’estrema destra «è in lenta ma inesorabile crescita tra Milano e hinterland», riflette un investigatore. Tre i movimenti di riferimento: CasaPound, Forza Nuova e Lealtà Azione. Tutti accomunati da un’unica matrice: il neofascismo, seppur con distinguo e varie sfaccettature. Le prime due sigle si sono sempre caratterizzate come partiti politici. Forza Nuova è quello storicamente più strutturato, anche se in realtà pare che la realtà che fa capo a Roberto Fiore sia sempre più minoritaria a queste latitudini. CasaPound, di estrazione romana, sta cercando in tutti i modi di prendere piede al Nord. E ci sta riuscendo. Le ricette sono sempre le stesse. Quelle che possono far presa sulle fasce più disagiate. Quelle che solleticano la rabbia di chi convive ogni giorno con degrado, disoccupazione, microcriminalità e occupazioni abusive. Quelle che magari potrebbero trasformare quell’astio latente in consensi elettorali, spingendo forte sui temi dell’immigrazione incontrollata e dei quartieri lasciati al totale abbandono.

Poi c'è l'atra faccia. Quella che pensa anche a fare affari. È il caso di Massimo Clemente, ex candidato nelle liste del Pdl ai tempi del sindaco Letizia Moratti finito (non indagato) negli atti di un’inchiesta della Dda: è lui il titolare dell’osteria Angelino di via Filzi, marchio con un locale gemello nella Capitale. E poi c’è il negozio Pivert, inaugurato un mese fa in via Lomazzo a Chinatown: a capo della catena – con punti vendita anche a Brescia, Torino e Roma – c’è Francesco Polacchi, imprenditore del tessile con un passato recente da responsabile nazionale del movimento giovanile «Blocco studentesco». A proposito di studenti, l’estrema destra sta giocando un’altra partita all’interno delle scuole: di recente i giovani di «Blocco studentesco» sono arrivati fin sotto Palazzo Lombardia; e poco prima erano stati fermati dalla polizia mentre stavano provando a partire in corteo (non autorizzato) verso il Moreschi di via San Michele al Carso (uno degli istituti più battuti dai volantinaggi); e poi ci sono i ragazzi di «Lotta studentesca», che fanno riferimento a Forza Nuova. All’università ci sono quelli del gruppo Alpha, diretta emanazione di Lealtà Azione. E qui arriviamo al terzo movimento, che sta rapidamente scalando posizioni contendendo la leadership alle «tartarughe nere»: Lealtà Azione, appunto.

Una compagine che si professa «libera associazione di promozione culturale e sociale che vuole costituire una comunità etica», si legge nel manifesto programmatico. Gli ideali che tentano di diffondere sono quelli dell’universo Hammerskin (il simbolo dei due martelli incrociati è tatuato su parecchi bicipiti), ideologia suprematista bianca che dal Texas si è gradualmente espansa pure in Europa. E il legame con quel mondo si rinsalda ogni volta che il gruppo organizza concerti: a quello di fine 2016 in via Toffetti si presentarono nazifascisti da mezzo continente. Del resto, i concerti sono molto importanti per le realtà dell’estrema destra, non foss’altro perché rappresentano una fonte di finanziamento e un modo per contarsi e contare: ce n’è uno in programma il 2 dicembre, pubblicizzato sul profilo Facebook di CasaPound con lo sfondo di piazza Duomo (anche se è evidente che non si terrà lì). Tornando ai «lupi» di Lealtà Azione, non sono ancora entrati ufficialmente in politica, e quando si è trattato di piazzare uno dei loro (Stefano Pavesi al Municipio 8) hanno scelto le liste della Lega Nord. Tuttavia, proprio l’elezione di un loro militante con un elevatissimo numero di voti dà l’idea della penetrazione sul territorio, almeno in quella porzione di territorio. Territorio è parola chiave, associata a «controllo».

Basti citare un episodio relativo alla sera della manifestazione di via Bolla. In via Appennini compaiono alcuni manifestini con il disegno di un soldato delle SS di hitleriana memoria. Sono firmati Nsab, gruppo formato da una dozzina di persone residenti tra città e hinterland che si richiamano espressamente ai principi del nazionalsocialismo. A polemica scoppiata, compare un comunicato sul loro sito per slegare quell’iniziativa dal corteo per la sicurezza: «Li abbiamo messi prima, non c’entrano nulla con l’iniziativa di quella sera». Un comunicato, dicono i ben informati, dettato proprio da Lealtà Azione. Il messaggio è chiarissimo: vietato sollevare polveroni, qui non vogliamo casini. Sempre collaborativi con le forze dell’ordine quando ci sono da rispettare prescrizioni e limitazioni su iniziative in piazza e presìdi, la linea maestra è quella del basso profilo. Ovviamente, questo non vuol dire che Digos e Nucleo informativo dei carabinieri non ne monitorino costantemente movimenti e fibrillazioni in corso. L’estrema destra è in evoluzione. E cresce.