Milano, 5 novembre 2017 - Da quanto Milano è diventata «a place to be», portando un flusso inarrestabile di turisti italiani e stranieri, e pure città creativa Unesco per la letteratura, Filippo Del Corno, assessore alla Cultura, è continuamente sotto i riflettori. 
Perché in questi anni - Del Corno è stato confermato con le stesse deleghe da Sala nel 2016 - la città ha segnato dei significativi punti di crescita e di avanzamento che hanno imposto Milano come città di cultura e di arte. E adesso, la sfida, è di alzare continuamente il livello. 

Come si fa a sedimentare questo risultato positivo che come tutti i risultati positivi ha elementi di instabilità?
«Io non ho ricette in tasca, credo sia importante sviluppare sino in fondo il modello Milano».

Come?
«Si basa sulla “coopetizione”, cioè una mescolanza funzionale di due elementi sempre pensati invece come antitetici, cooperazione e competizione. Si realizza quando gli elementi comuni di sviluppo delle attività che ogni soggetto di produzione culturale ha - piccolo o grande che sia - viene messo a fattore comune in alleanza con gli altri protagonisti della filiera produttiva, realizzando strutture di rete che non necessariamente devono essere codificate in modo burocratico ma possono e devono trovare forme di alleanza agili. Il fine è l’allargamento della possibilità di fruire cultura da parte dei cittadini e dei visitatori. Dobbiamo far sviluppare sempre più questa alleanza reticolare che mette insieme soggetti diversi. La produzione culturale sia sempre più accessibile. Solo così diventa fattore di sviluppo per la collettività».

La cabina di regìa pubblica è stata fondamentale ma ora le istituzioni culturali meneghine chiedono un supplemento di sforzo. Da più parti si leva la voce di organizzare degli Stati generali della Cultura, lei è d’accordo?
«Ho grandi perplessità nei confronti della formula, potrebbe risultare un rito. Più che gli stati generali mi piacerebbe fare un’iniziativa che metta in risalto i punti critici da risolvere. Penso a un’Assemblea della Cultura in cui vengano portate all’attenzione pubblica i punti nodali, gli elementi irrisolti sui quali si deve lavorare e che bisogna immettere in un piano strategico di sviluppo che la città sta già realizzando ma che probabilmente presenta alcuni punti di incompresione. Questa sarebbe l’occasione straordinariamente propulsiva di emersione di punti critici».

Quali sono i punti critici?
«Il primo è la questione ineludibile delle risorse economiche. Dovremo fronteggiare, non per scelta dell’Amministrazione comunale ma per effetto che deriva dalle politiche nazionali, una enorme contrazione di risorse pubbliche. Ciò determinerà - e lo sta già facendo in questo 2017 - una effettiva contrazione delle risorse che possiamo mettere a disposizione della cultura. Questa contrazione, negativa, sarà motivo di un ripensamento. Dobbiamo capire qual è l’orizzonte futuro della sostenibilità della cultura. Ciò richiederà maggior capacità di rischio di impresa, anche un carico di responsabilità da parte dei privati che possono sostenere in forma diretta la cultura. L’importante è non farsi avvitare nella spirale recessiva, ma al contrario rilanciare e sviluppare nuove forme e strategie di sostenibilità. Il secondo elemento è la necessità di accelerare gli interventi sulle strutture».

Si spieghi meglio.
«Oggi le strutture pubbliche, biblioteche, teatri, conoscono dei tempi di realizzazione degli interventi di ristrutturazione necessari troppo sganciati con la realtà. Progettazione preliminare, esecutiva...l’appalto, un percorso che rischia di non rispondere all’esigenza reale. Dobbiamo come amministratori pubblici accorciare i tempi delle opere pubbliche straordinarie. Lo so, la soluzione dovremo trovarla all’interno dell’amministrazione ma intanto è un tema che dobbiamo porre, non possiamo accettarlo in maniera fatalista». 

Ne va della buona buona reputazione della città...
«Già. Milano ha innalzato la sua offerta culturale complessiva dal punto di vista qualitativo e quantitativo. Noi non dobbiamo perdere questa tensione e pensare che questo innalzamento dell’offerta culturale è un elemento straordinario di attrattività dell’intera città sia per quanto riguarda la dimensione turistica che per la qualità della vita che determina. Segnali ce ne sono, dalle multinazionali che decidono di mettere qui i loro quartier generali europei alle giovani coppie che scelgono Milano come città del loro progetto di vita perché hanno compreso che c’è una forte attenzione culturale connessa al mondo dell’infanzia». 

Vent’anni fa si fuggiva da Milano nel fine settimana.
«Il week end milanese era una condanna, oggi è un premio. I cittadini vivono con partecipazione e sono interessati a conoscere lo straordinario patrimonio che li circonda».

Un altro elemento per sedimentare il risultato...
«Proprio così. Prima il patrimonio artistico, culturale e architettonico di Milano era tenuto segreto, quasi segregato, e neanche i cittadini stessi riuscivano a indentificarsi. Ma abbiamo fatto una serie di operazioni che hanno portato ad una continua apertura».

Un esempio? 
«Mi riferisco alle collaborazione con il Fai, Open House, Touring. Tre soggetti diversi fra loro e che potrebbero sembrare in competizione ma hanno sviluppato una forte collaborazione e alleanza con l’amministrazione comunale. Penso ad esempio a Museo city: vi abbiamo incluso anche i “musei d’impresa”, attribuendo loro anche una reputazione cultruale e per molti cittadini sono stati una scoperta. Pensi quanto è importante per Milano la connessione fra industria e cultura, manifattura e pensiero creativo». 

Obiettivi?
«Liberare la città dalle auto che la soffocano, liberare gli spazi e valorizzare sempre di pù il patrimonio architettonico».

Teme una retrocessione per Milano?
«Assolutamente no, le energie che ci sono in campo mi fanno guardare con ottimismo al futuro». 

Art bonus, funziona a Milano?
«Abbiamo appena chiuso su Sala delle Asse di Leonardo raccogliendo tutto il necessario con un intervento importante di Fondazione Cariplo. Ora apriremo un nuovo Art bonus su altri spazi del Castello».