Milano, 2 agosto 2017 - Adessi è ufficiale: sono 19 le città in corsa per ospitare la sede dell’Agenzia Europea del Farmaco (Ema), costretta a traslocare da Londra per effetto dell’esito del referendum sulla Brexit. I termini per candidarsi sono scaduti alla mezzanotte di lunedì: il primo step è andato. La decisione del Consiglio degli Affari Generali dell’Unione Europea è attesa per metà novembre, dopo un voto su tre turni a scrutinio segreto. Milano se la vedrà con Amsterdam, Atene, Barcellona, Bonn, Bratislava, Bruxelles, Bucarest, Copenhagen, Dublino, Helsinki, Lille, Porto, Sofia, Stoccolma, Malta, Vienna, Varsavia e Zagabria.

Nelle ultime settimane si è da più parti assicurato che la favorita sarebbe Bratislava. E per almeno due motivi. Il primo: la Slovacchia non ospita alcuna agenzia o fondazione comunitaria e vige, invece, il criterio dell’equa divisione delle stesse tra i Paesi dell’Unione. Il secondo: su Bratislava sarebbe pronto a convergere l’Est Europa o, nel dettaglio, il gruppo di Visegrad, composto da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e la stessa Slovacchia. Dai rappresentanti degli Stati dell’est non sono mancate dichiarazioni esplicite sulla necessità, a loro dire, di affermare il criterio dell’equa divisione delle agenzie tra i membri dell’Unione. Anche da qui, allora, l’attacco sferrato ieri dal sindaco Giuseppe Sala: «Che Bratislava possa essere una seria candidata, quando vediamo la partecipazione di quel Paese a certe logiche sull’immigrazione, è qualcosa di inaccettabile». Qualora non si fosse capito, il riferimento è al rifiuto più volto opposto dal gruppo di Visegrad di farsi carico in misura significativa dell’accoglienza dei profughi.«È difficile dire quante chance ha Milano, certamente il dossier è molto buono. Se è una questione politica – conclude Sala – , e a questo punto lo sarà, credo che il nostro Governo debba fare valere il peso dell’Italia. Io continuerò a insistere anche col premier Gentiloni. Se riuscissimo a portare a casa Ema, sarebbe una vittoria di Milano, della Lombardia e del Governo». Con Milano si è schierato Richard Horton, direttore della prestigiosa rivista scientifica britannica "The Lancet".