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Caso Boni, martedì sarà in aula Lui: "Non so se interverrò" Opposizione: mozione per dimissioni

Chiesta al gip la proroga delle indagini

Il filone d'inchiesta riguarda un presunto giro di tangenti promesse e versate tra il 2008 e il 2010, quando Boni era assessore all'Edilizia e al Territorio della Regione Lombardia. Zunino e Ghezzi presentano ricorso al riesame contro i sequestri delle carte

Davide Boni, presidente del consiglio regionale Lombardia
Davide Boni, presidente del consiglio regionale Lombardia

Milano, 12 marzo 2012 - Non è certo che Davide Boni interverrà martedì al Consiglio regionale della Lombardia. Mentre si recava nel suo ufficio a palazzo Pirelli, Boni ha detto, riferendosi all'annunciato intervento di domani in aula: "Non lo so, devo ancora decidere". In forse sarebbe la presenza stessa in aula del presidente del Consiglio regionale, indagato per corruzione dalla procura di Milano.

 

MOZIONE PD PER DIMISSIONI - Una mozione per chiedere le dimissioni di Davide Boni. A presentarla è l'opposizione al Pirellone che chiede un passo indietro del presidente del Consiglio regionale, indagato per corruzione. In particolare, la mozione "chiede al Presidente Davide Boni, come già fatto con altri componenti dell'Ufficio di Presidenza, oggetto di inchiesta da parte della Magistratura, di voler lasciare il suo incarico di Presidente". Il provvedimento verrà discusso durante la seduta di domani. 

Intanto, questa mattina, la vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia Sara Valmaggi e il consigliere segretario Carlo Spreafico, entrambi del Pd, hanno deciso di disertare la prima riunione dell'Ufficio di presidenza del consiglio regionale della Lombardia, dopo che il presidente leghista Davide Boni, indagato per corruzione, ha scelto di non dimettersi. Una decisione che il centrosinistra contesta, tanto da aver pronta una mozione 'di censura' per Boni da discutere martedì in aula, dopo che lo stesso presidente avrà riferito sul caso.  E' già la seconda volta che la minoranza adotta questo atteggiamento, la prima è stata la seduta della giunta per il regolamento, presieduta da Boni giovedì scorso.

 

ENRICO LETTA - "Le dimissioni del presidente del Consiglio regionale sono essenziali e improcrastinabili". A dirlo è  il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, arrivando al Pirellone per il direttivo regionale del partito. "Crediamo che l'istituzione vada salvaguardata", sottolinea Letta, che poi aggiunge: "Quando capitò al vicepresidente Penati, come partito non abbiamo avuto dubbi e infatti Penati siè' dimesso. Non è accettabile l'atteggiamento dei vertici della Lega come se potessero decidere loro di una figura che è di garanzia".

 

PIER LUIGI BERSANI - "Mi sembra che dalle istituzioni interessate non ci siano risposte sufficienti, questo è il problema principale. La società lombarda merita una reazione più consapevole della gravità di questi fatti.
Boni sì che dovrebbe dimettersi: noi abbiamo sempre chiesto un passo indietro a chi ricopre un incarico istituzionale e viene messo sotto indagini cosi' delicate". E' quanto ha detto il segretario nazionale del Pd Pier Luigi Bersani interpellato sulla questione Boni in Lombardia. Il segretario ha affermato che "trasversale è una parola che va calibrata: da noi ci sono stati dubbi ed episodi, ma ci siamo comportati in un certo modo. Non mettiamo tutto nello stesso mucchio".

 

ROBERTO FORMIGONI - Il presidente della Regione Roberto Formigoni sarà martedì in Consiglio Regionale dove il presidente dell'aula Davide Boni riferira' sulla vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto. "Ci sarò e mi aspetto che Davide Boni che ha rivendicato fino in fondo la sua estraneità ai fatti ci dica qualche cosa in più' per confermare questa sua estraneita'", ha infatti spiegato il governatore. A chi gli faceva osservare che Filippo Penati, a differenza di Boni aveva lasciato la carica di vice presidente del Consiglio dopo la notizia di indagini a suo carico Formigoni ha infine replicato che "la responsabilta' di Boni è quella di dimostrare con chiarezza la sua estraneita'" e poi " Penati si dimise dopo alcune settimane, date tempo a Boni di spiegarsi e di parlare".

 

FILIPPO PENATI - "Formigoni dichiara che io mi sarei dimesso dopo alcune settimane dalla notifica dell'avviso di garanzia. E' falso: mi sono immediatamento autosospeso e dimesso il 25 luglio, cinque giorni dopo". L'ex capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani replica alle accuse del presidente della Regione Lombardia.

 

VIVIANA BECCALOSSI  - Se si fosse trovata nei panni di Davide Boni, presidente del Consiglio regionale lombardo, al centro di un'inchiesta su presunte tangenti, ''mi sarei autosospesa per rispetto all'istituzione e per potermi difendere meglio'': cosi' la vice coordinatrice lombarda del Pdl Viviana Beccalossi, ex assessore regionale ed ex vicepresidente dell'aula del Pirellone, ha commentato la vicenda che ha coinvolto l'esponente del Carroccio. ''Io avrei fatto un passo indietro per uscirne più forte'', ha aggiunto. Quindi, ha affrontato il tema della mancata alleanza proprio con la Lega in vista delle prossime amministrative. ''Senza Lega il rischio di perdere e' forte - ha ammesso -, siamo preoccupati perchè, matematicamente, se il centrodestra non è unito rischia di perdere. Se ne dovranno prendere la responsabilità".

 

MARIA STELLA GELMINI -  ''Speriamo che il 'caso Boni' non diventi occasione per sparare a zero contro la Lega e per generalizzare'': è l'auspicio che l'ex ministro all'Istruzione Maria Stella Gelmini ha lanciato a margine dei lavori del 'Tavolo Milano' del Pdl. ''Non sia una campagna mediatica contro la Lega Nord. Si è cercato di costruire un 'sistema-Lega' che è profondamente sbagliato - ha proseguito Gelmini - perchè conosciamo la serietà della Lega e dei suoi amministratori''. Più in generale, poi, l'ex ministro ha parlato della difficile fase che sta intercorrendo tra i due storici partiti del centrodestra, dopo la scelta dei 'lumbard' di correre da soli alle prossime amministrative. ''E' una scelta incomprensibile'', e' stato il giudizio della Gelmini che ha comunque lanciato segnali distensivi verso via Bellerio. ''Da parte nostra c'è la disponibilità a riunire l'area dei moderati e di allargare il campo anche alle liste civiche. Faremo liste competitive, anche se avremmo preferito accordarci con la Lega per riunificare da subito i moderati''.

 

PIERFERDINANDO CASINI -  ''L'unico modo serio per non fare fumogeni e rispondere alla questione morale è di fare al più presto la legge contro la corruzione'': lo ha detto il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini. Interpellato sull'inchiesta per corruzione che coinvolge il presidente leghista del Consiglio regionale lombardo, Davide Boni, Casini non ha voluto chiederne le dimissioni, ma ha rimandato alla richiesta in tal senso già avanzata dai consiglieri dell'Udc. ''Io - ha risposto l'ex presidente della Camera - non chiedo niente, perchè non è mio compito chiedere le dimissioni. Semmai le chiedono i consiglieri e quelli del mio gruppo hanno le idee chiare su quello che devono fare e lo hanno gia' fatto''.

 

CHIESTA PROROGA INDAGINI - Il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e il pm Paolo Filippini hanno chiesto al gip la proroga delle indagini nei confronti del presidente del Consiglio regionale Davide Boni, il capo della sua segreteria Dario Ghezzi e le altre persone indagate nell'ambito di un'inchiesta per presunte tangenti. Intanto l'immobiliarista Luigi Zunino e Ghezzi, due delle quattro persone perquisite la scorsa settimana, hanno presentato ricorso al tribunale del Riesame contro i sequestri di carte effettuati dalla Guardia di Finanza.

Il filone d'inchiesta riguarda un presunto giro di tangenti promesse e versate tra il 2008 e il 2010, quando Boni era assessore all'Edilizia e al Territorio della Regione Lombardia, per operazioni immobiliari e commerciali a Milano e nell'hinterland tra cui l'area ex Falck e Montecity-Santa Giulia. Secondo l'ipotesi accusatoria che la scorsa settimana ha portato a perquisire l'ufficio dell'attuale presidente dell'Consiglio Regionale, di Ghezzi, dell'immobiliarista Zunino e dell'imprenditore veneto Francesco Monastero, ''è dimostrato il pieno coinvolgimento di Boni e Ghezzi nella gestione di affari illeciti e spartizione delle tangenti che'' l'architetto Michele Ugliola e il cognato Gilberto Leuci (anch'essi indagati) avrebbero concordato con degli imprenditori ''affinchè gli amministratori locali, destinatari di parte degli illeciti profitti'', favorissero con atti contrari ai loro doveri d'ufficio ''interessi commerciali e immobiliari'' a Milano e provincia.

Inoltre, secondo gli inquirenti, alcuni dei progetti immobiliari sarebbero ancora attuali e gli indagati avrebbero avuto anche incontri recenti. Tra le fonti di prova la Procura, oltre a una serie di intercettazioni, si è avvalsa di una serie di interrogatori tra i quali quelli di Ugliola, che avrebbe chiamato anche in causa gli ex assessori Franco Nicoli Cristiani e Massimo Buscemi, e di Marco Paoletti, ex esponente locale della Lega Nord, anche lui sotto inchiesta. Il gip nei prossimi giorni deve decidere se concedere o meno la proroga delle indagini. Nei prossimi giorni inoltre il Tribunale del Riesame dovrà fissare la data dell'udienza nella quale si discuterà il dissequestro della documentazione acquisita a Zunino e Ghezzi.

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