Primarie fissate
il 14 novembre
Boeri candidato
centrosinistra
Il candidato per il centrosinistra ha spiegato: "Stiamo costruendo una lista civica, abbiamo ricevuto un numero incredibile di adesioni"
Milano, 7 settembre 2010 - Si terranno il 14 novembre prossimo le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco. E’ quanto deciso oggi nella riunione tra i partiti. All’incontro erano presenti, Federazione della Sinistra, Verdi, Pd, Psi, Sel. Ha partecipato, ma come “spettatore”, anche l’Italia dei Valori. Le primarie, si terranno con un turno unico e il regolamento sarà definito nei prossimi giorni.
E sempre nella giornata odierna, Stefano Boeri ha presentato ufficialmente la sua candidatura alle primarie del centrosinistra per diventare sindaco di Milano.
INDIPENDENTE - L'architetto ha esordito: "Stiamo costruendo una lista civica, abbiamo ricevuto un numero incredibile di adesioni. Sono sereno, mi sento completamente indipendente, non sono un uomo di partito. Mi auguro che il Pd appoggi questa candidatura e sarei felice se aderissero Idv, Udc e le anime della sinistra radicale. Questo non è un programma di schieramento". Pur non rivelandone i nomi, Boeri ha assicurato che hanno già aderito al neonato comitato in suo sostegno personalità delle professioni e dell’associazionismo trasversali agli schieramenti e persino estranee al naturale bacino del centro sinistra, e ha rivendicato con forza la sua natura di uomo indipendente dai partiti.
"Non mi candido a modificare gli assetti politici e istituzionali di questa città, nè a dare nuovo equilibrio tra maggioranza e opposizione - ha detto Boeri - ma per creare una nuova classe politica per la città. Voglio costruire una classe politica nuova, di giovani che non vengano dai partiti, perchè siamo stufi di anni di politica meschina’’. Fra i temi centrali della sua campagna elettorale la famiglia, "perchè a Milano c’è sempre stata scarsa attenzione sulle famiglie", e il lavoro visto che "in questi anni non c’è stata una politica attenta al lavoro, soprattutto per i giovani". Insomma, ha spiegato Boeri, "con me vorrei che si candidasse un’intera generazione di cittadini perchè bisogna tornare a fare politica".
Boeri ha assicurato che l’innovazione della sua proposta e dei metodi con cui avanzarla si vedrà già nella campagna elettorale, che lui interpreta come un "regalo per la città" e non un bombardamento di dichiarazioni e comunicati stampa. "Faremo una campagna che lasci a Milano qualcosa di concreto - ha detto Boeri - attraverso esperienze nei quartieri, con i giovani, nelle scuole, con i protagonisti della cultura di questa città". Boeri ha tenuto anche lontane le nuvole del conflitto di interessi tra la sua attività di architetto e quella di sindaco: "Nel momento in cui fossi eletto sindaco non farei più l’architetto, trovo incompatibile fare le due cose assieme. Milano è sempre stata il mio laboratorio, ne conosco gli aspetti meno visibili, credo di conoscerla a fondo".
PROBLEMA DELLO SFITTO - Boeri ha parlato del Piano di governo del territorio: "La città viene descritta come in grande crescita, ma Milano si sta svuotando ci sono 900mila mq di uffici vuoti e 80mila case sfitte o invendute. Insomma, il pgt è uno strumento necessario che però va ripensato. Ci sono cose buone, ma va data una prospettiva, non c’è una visione del futuro". Se la soluzione per Boeri è rivitalizzare i tanti spazi costruiti non utilizzati, il suo programma parte proprio dal centro storico: "Dobbiamo portare i giovani nel centro storico, il centro di Milano oggi è vuoto, è come una periferia ed è insicuro".
LA MOSCHEA - Riguardo la costruzione di un luogo di culto per gli islamici, l’architetto ha le idee chiare: "È una cosa che non si può sottoporre a referendum. Una città moderna deve avere uno spazio per tutte le sacralità". In particolare Boeri propone di "costruire un grande centro della cultura islamica perchè il problema c’è e questa classe politica si è girata dall’altra parte. Il centro islamico può essere un centro di scambio, dove 100mila islamici possono avere un luogo di preghiera".
ECOPASS - Boeri ha anche parlato del ticket anti smog: "Ho firmato il referendum, la mia posizione è molto chiara: non solo sono per tenere Ecopass, ma per estenderlo, per cercare di fare in modo che le 700mila vetture che ogni giorno entrano ed escono da Milano possano godere di una rete adeguata di trasporti pubblici. È un modo per dare ai pendolari una forma di vita migliore e meno dannosa per chi resta in città anche la sera".
EXPO 2015 - Anche se ha lasciato la consulta architettonica di Expo 2015, dopo aver deciso di correre come candidato sindaco alle primarie del centrosinistra a Milano, Stefano Boeri ha rivendicato con orgoglio di aver contribuito alla progettazione del futuro orto botanico che ospiterà l’esposizione universale, e ha accusato la classe politica di voler boicottare questo progetto. "Sono fiero di aver lavorato all’Expo, anche per il centrodestra e per Letizia Moratti: con i colleghi internazionali abbiamo fato un progetto fortissimo, un orto botanico, che dapprima è stato accolto con grande favore, perchè riempiva un vuoto, ma ora questa classe politica, che non l’ha davvero capito, in questi mesi è impegnata in una corsa frenetica per logorarlo, in un tentativo di spartizione della torta".
Per Boeri è proprio il valore intrinseco dell’orto botanico, come idea per il sito espositivo, ma anche come eredità che l’evento lascerà a Milano, la vera chiave per risolvere il nodo sulla proprietà dei terreni. "Proposi di fare l’Expo all’ ortomercato - ha ricordato Boeri - perchè è una zona pubblica e infrastrutturata. La decisione di fare l’Expo vicino alla fiera credo sia lecita, ma le aspettative create nei proprietari sono diventate insormontabili per le amministrazioni pubbliche. L’equilibrio tra i proprietari e le amministrazioni sta nel riconoscimento del valore dell’investimento dello Stato su Expo e nella sua eredità: nessuno si preoccupa ora del valore economico dell’orto botanico e della eredità che lascerà a Milano".
Da ultimo, Boeri ha confermato di credere ancora nel progetto di Expo, liquidando come "pura follia" l’ipotesi di un abbandono del progetto. "Perdere Expo significherebbe perdere la faccia - ha affermato - perdere l’occasione per posizionarci con altre città in una sfida internazionale e porre una bomba nelle relazioni internazionali del nostro Paese. Dunque andiamo avanti".

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