Milano, 27 luglio 2017 - «Riscatto». Awudu Abass ripete questa parola in maniera ossessiva, quasi fosse un modo per spronarsi. Il riscatto per la mancata chiamata al draft Nba, il riscatto per una stagione vissuta troppo spesso in panchina (soprattutto nella prima fase), il riscatto per la mancata convocazione al preolimpico. Capitan Datome lo definisce «l’unico atleta» tra i 19 preconvocati - Pascolo raggiungerà il ritiro di Folgaria domani - e in effetti basta ripensare alla gara delle schiacciate dell’All Star Game 2015 per dargli ragione. Ed è proprio sull’agonismo che Abass cercherà di impressionare coach Messina per entrare nei 12: «Un anno fa tutti mi dicevano che sarei stato tra i convocati per Torino e quando sono dovuto tornare a casa ci sono rimasto male. Nessun dramma, ho rispettato la scelta del coach. Messina ha una grande carriera ed è una mente brillante, quindi ogni decisione che prenderà la accetterò».

Che differenza ha trovato rispetto a 12 mesi fa?

«Entro in maniera completamente differente. Ora conosco meglio i compagni, c’è meno riverenza e meno soggezione. L’esperienza in Eurolega mi ha aiutato molto».

Eurolega, brutta parola per Milano...

«Caduti e mai rialzati. Le dieci sconfitte in fila ci hanno ammazzato. Essere arrivati ultimi è stata una mazzata. Peggio di arrivare ultimi non c’è nulla per una squadra».

Eppure il roster non era da ultimo posto.

«Lo penso anche io ma il campo ha detto altro. Per me non stata un’esperienza molto formativa: penso di aver garantito un certo tipo di contributo quando sono stato chiamato in causa e mi sento un giocatore più forte».

Quest’anno sarà un’Eurolega meno competitiva: tanti big sono andati in Nba per la fama o in Cina per denaro...

«Ma tanti grandi giocatori sono rimasti. Per noi sarà un anno fondamentale: l’anno scorso c’erano grandi aspettative ma quest’anno la pressione è ancora superiore».

Come mai?

«Perché non possiamo permetterci un’altra debacle. Pianigiani è un vincente e spero riesca a trasmetterci il suo stesso spirito».

La formula di Eurolega le piace?

«Moltissimo. Ogni partita è davvero di alto livello. L’unico appunto resta quello dei trasporti: servirebbe avere un aereo privato di squadra come hanno Real Madrid e Cska Mosca. Non è lusso, è un modo per recuperare meglio».

In Nba è lo standard. Cosa le ha lasciato la mancata chiamata al draft? «La Nba è un sogno che continuo a cullare. Non essere scelto paradossalmente mi ha aiutato: mi ha fatto capire che non è mai abbastanza, che c’è sempre qualche aspetto da migliorare nel gioco»

E in cosa si sente carente?

«Posso migliorare in difesa, nel tiro, nelle letture. Voglio e posso diventare un giocatore di altissimo livello».