Milano, 2 gennaio 2016  - In piazza Beccaria se ne parla da qualche giorno. Le domande che tanti vigili si stanno ponendo in queste ore: c’è un errore nell’ordinanza che ha disposto il blocco del traffico per sei ore al dì (dalle 10 alle 16) dal 28 al 30 dicembre? Le multe sono a rischio impugnazione? Il dubbio riguarda l’entità della sanzione (comminata per 850 volte in 18 ore) prevista in caso di violazione del divieto di circolazione disposto dalla Giunta Pisapia per fronteggiare l’emergenza smog: da 164 a 663 euro. Ed è proprio su questo passaggio che nasce la diatriba. Proviamo a spiegarci meglio. L’articolo 7 del Codice della Strada regolamenta la circolazione all’interno dei centri abitati. Il comma 1 elenca i poteri assegnati ai primi cittadini in tale materia. Vediamo la lettera b): il sindaco può «limitare la circolazione di tutte o di alcune categorie di veicoli per accertate e motivate esigenze di prevenzione degli inquinamenti». Cioè fermare tutti i veicoli oppure restringere lo stop ad alcune categorie ritenute particolarmente inquinanti (ad esempio gli Euro 3 diesel senza Fap messi fuorilegge dopo lo sforamento dei livelli consentiti di Pm10 per 10 giorni di fila). 

Veniamo alle punizioni. Il comma 13 dell’articolo 7: «Chiunque non ottemperi ai provvedimenti di sospensione o divieto della circolazione è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 85 a euro 338». Il comma 13-bis: «Chiunque circola con veicoli appartenenti, relativamente alle emissioni inquinanti, a categorie inferiori a quelle prescritte è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 164 a euro 663». Quale dei due commi va applicato al blocco del traffico? Nell’ordinanza datata 24 dicembre 2015, si fa riferimento al comma 13-bis e alla «sanzione pecuniaria da euro 164 a euro 663». Per molti ghisa, invece, avrebbe dovuto essere utilizzato il comma 13. A sostegno della loro tesi, gli agenti di polizia locale citano l’ordinanza sulle targhe alterne varata il 28 dicembre dal Comune di Bergamo per quattro giorni a cavallo tra 2015 e 2016. 

Provvedimento del tutto simile a quello adottato da Palazzo Marino (le esenzioni non riguardano determinate caratteristiche del veicolo bensì la cifra finale della serie numerica che identifica il veicolo), sanzione di fatto dimezzata: «L’inosservanza delle misure – si legge nel documento – sarà punita ai sensi dell’articolo 7 comma 13 del decreto legislativo n.285 del 1992 (il Codice della Strada, ndr) con una sanzione pecuniaria amministrativa da euro 85 a euro 338». Una differenza tutta da chiarire. Una differenza che potrebbe però indurre centinaia di persone a contestare per via giudiziaria i verbali oppure l’ordinanza del Comune. nicola.palma@ilgiorno.net