La moda orfana di Letizia Moratti "Subito un incontro con Giuliano Pisapia"

Beppe Modenese e le prime sfilate senza la Moratti. "Chi governa non può prescindere da noi. Bene la scelta di Boeri"

Una proposta della collezione per l'uomo primavera-estate 2012 di Emporio Armani
Una proposta della collezione per l'uomo primavera-estate 2012 di Emporio Armani

Milano, 19 giugno 2011 - «Non è una questione di destra o di sinistra. La moda brilla di luce propria. A Milano, in particolare, come pure a Firenze, mentre Roma, in questa fase, sembra soffrire dalla crisi dell’alta moda». Beppe Modenese, presidente onorario della Camera della Moda, non ne fa una questione ideologica. Ma il mondo delle passerelle, nell’era post Letizia Moratti, si interroga. E attende alla prova del nove la nuova amministrazione.

Come cambia la moda al tempo di Giuliano Pisapia?
«La moda si trasforma di continuo, al di là della politica. Certo, per noi è importante avere un buon rapporto con le istituzioni, proprio come quello che abbiamo avuto in questi anni con l’ex sindaco Moratti».

Modenese, non fate parte di quelli che, cambiato il vento, saltano sul carro del vincitore e giudicano il passato tutto negativo?
«Assolutamente no. L’abbiamo messo nero su bianco, scrivendo una lettera, e rendendola pubblica, per ringraziare di cuore Letizia Moratti. Le siamo molto riconoscenti per tutto ciò che ha fatto e non ce lo dimentichiamo».

Traspare qualche preoccupazione per il futuro. Scettici verso il nuovo primo cittadino?
«Scettici no. Preoccupati giusto un poco. Più che altro, direi che siamo in attesa di conoscere le intenzioni della nuova amministrazione, intenzioni che oggi non sono note. Sia chiaro, nessuna preclusione. Anzi, abbiamo scritto una lettera anche al sindaco Pisapia, dandogli il benvenuto e auspicando un incontro al più presto fra il nuovo governo cittadino e la Camera della Moda».

E quando incontrerete il nuovo sindaco?
«Per ora non lo sappiamo. Siamo in attesa che ci venga comunicata una data».
Pisapia si è insediato da poco e ha appena nominato la giunta. Non è un po’ presto?
«Non direi. In questi giorni ci sono le sfilate maschili. E il 21 settembre, quando sarà la volta della moda donna, è dietro l’angolo. Non vogliamo mettere fretta a nessuno ma non c’è tempo da perdere».

Davvero non temete che lo stile più easy e il mondo colorato di arancione passano far tramontare abiti eleganti e tacchi a spillo?
«No, davvero. E il motivo è semplice: la moda cambia ma non segue i tempi della politica. Anzi, politica e moda vanno quasi sempre d’accordo. È interesse di entrambi. È successo a Milano con l’amministrazione di centrodestra del sindaco Moratti e succede a Firenze con un governo di centrosinistra e un sindaco giovane, Matteo Renzi, che ha capito l’importanza del settore moda. Certo Milano, con le sue ottanta casa di prêt-à-porter, è la città strategica del fashion. Lo è per definizione. Ma la nostra è un’industria che genera ricadute positive sull’economia dell’intera nazione. Ecco perché il colore politico c’entra in maniera molto relativa: chiunque governi il capoluogo, non può prescindere dal fashion».

Cosa chiederete al nuovo sindaco?
«Intanto lo conosceremo, perché finora non c’è mai stata l’occasione. E poi gli chiederemo di incentivare la moda, come ha fatto il suo predecessore. Né più né meno. Va da sé che migliorare è sempre possibile, nonché auspicabile. Il nostro atteggiamento sarà il medesimo: grande attenzione e disponibilità. La Camera della Moda, su questo punto, è tutta concorde. Il presidente Mario Boselli e io siamo in perfetta sintonia: alla politica chiediamo di continuare a sostenerci, compatibilmente con le risorse. Del resto, far crescere la città è un obbiettivo comune».

Il neoassessore la moda, Stefano Boeri, ha dichiarato: «Favoriremo uno scambio più intenso tra città e sistema moda». Che ne pensate?
«È un’ottima scelta, che ci ha convinto. Crediamo che Boeri possa essere la persona giusta al posto giusto. Aspettiamo di vederlo al lavoro».

di Ersilio Mattioni

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