Milano, 5 dicembre 2017 - L’equazione ès emplice: se Suso non fa il Suso il Milan non riesce mai a vincere. A Benevento l’ennesima dimostrazione di quella ormai considerata una costante: la Suso-dipendenza. In casa o in trasferta, in campionato o in Europa League: non fa alcuna differenza. Quando lo spagnolo, per una ragione o per l’altra, abbassa il suo standard, la squadra fatica a fare risultato. Al Vigorito la sua partita scialba ha convinto Gattuso a dare vita ad una sostituzione controversa (per la quale il tecnico ha riconosciuto l’errore), schierando Zapata e abbassando ulteriormente un baricentro già schiacciato per l’inferiorità numerica: a Benevento Suso si è lasciato notare per un guizzo che ha lasciato lì due avversari e costretto Cataldi ad un fallo duro - con tanto di giallo - e pochissimo alto.

La posizione. Proprio il nuovo canovaccio tattico ordito da Gattuso non sembra in grado di esaltare le caratteristiche di Suso, molto scosso dall’esonero di Montella (che lo spagnolo ritiene il suo maestro di calcio): non è una questione di modulo (visto che la posizione alta a destra nel tridente è dove si riesce ad esaltare con la sua finta mortifera), è una questione di interpretazione. Lasciare troppo spazio tra Suso e la porta ne limita la pericolosità perché aumenta le difficoltà ad arrivare tiro (il suo vero punto di forza) e lo costringe ad uno sforzo extra (non proprio la sua migliore qualità) in fase di ripiegamento. E tornano così d’attualità i dubbi sulla duttilità di Suso: superbo calciatore nella propria comfort zone ma lento nell’adattarsi alle novità e quindi di difficile collocazione tattica in un calcio sempre più fluido. Era successo lo stesso con Montella: spostare il modulo dal 4-3-3 al 3-5-2 lo aveva confuso e per un mese Suso era diventato una tassa da pagare più che la stella dell’attacco

Quel rinnovo e quella clausola. Non va dimenticato infatti che Suso è diventato, nel mese di settembre, il terzo giocatore più pagato dell’intera rosa (dopo Bonucci e Donnarumma), con un ingaggio superiore ai tre milioni di euro voluto dal padre e da Alessandro Lucci (il suo nuovo procuratore). Uno stipendio da top player (tra i confini italiani) dopo le meraviglie mostrate la scorsa stagione ma un rendimento troppo altalenante in questa. Con una situazione finanziaria ancora da sbrogliare, il nome di Suso è uno di quelli che fanno più gola sul mercato internazionale: lui ha sempre giurato di voler restare ma il suo sacrificio potrebbe risultare necessario per sistemare i conti. Tanto più che il dualismo con André Silva - o gioca uno o gioca l’altro con caratteristiche completamente diverse - inizia a farsi notare. Il portoghese deve essere valorizzato per giustificare i 38 milioni di euro (più 2 di bonus) dato al Porto, lo spagnolo invece potrebbe generare 50 milioni di plusvalenza, la cifra in quella clausola voluta sia da Suso che dalla nuova società.