Milano, 23 settembre 2017 - Roma è casa sua (e della sua famiglia) ma a Genova Vincenzo Montella ci ha lasciato un bel pezzo di cuore. E, alla Paolo Conte, oggi “avrà una faccia e un’espressione un po’ così” quando salirà sul treno che porterà il suo Milan, la squadra per cui ha sempre tifato, in direzione della Lanterna, dei Caruggi, del lungomare. Qui, in piazza Principe, non ha avuto dubbi né pentimenti quando ha fatto il grande salto dal Genoa alla Sampdoria. Era un’altra Samp, guidata da Mantovani (Enrico, figlio di Paolo, eroe dello Scudetto) e la sua esperienza in blucerchiato terminò con una amara retrocessione, figlia di un rigore inesistente dato al Bologna.

Un ricordo che per Montella «è una ferita ancora molto grande che non si può rimarginare». La sua cessione per 40 miliardi di lire alla Roma fu lo scotto da pagare per salvare il club dal fallimento. Ma il richiamo blucerchiato è sempre stato troppo forte: ci torna così nello sfiorire della carriera sotto i Garrone (stagione 2007/08) per aggiornare le statistiche (in totale 116 presenze e 66 gol) e poi come allenatore in un’esperienza poco felice e fortunata. Con il ds Osti e Massimo Ferrero non sboccia l’amore e la Samp non si mette assolutamente di traverso quando Galliani bussa alla porta e chiede di liberare il tecnico.

Rapporti freddi tra Montella e Ferrero? Sì, sebbene il presidente della Sampdoria smentisca: «Per me è impossibile parlar male di Vincenzo ma domani lo batto 2-1. Per prenderlo passai una settimana cercando di convincere i Della Valle, persone eccezionali, a togliere quella famosa clausola. Arrivare aMontella fu per me la realizzazione di un sogno perché in quel momento la Sampdoria non stava passando un bel periodo e io ero all’inizio della mia carriera nel calcio. Qualcosa non funzionò per colpa mia perché ero io a capo del club. Montella può rifare grande il Milan? Questo è un po’ soggettivo. Gli allenatori li fanno i giocatori, i giocatori li fanno i presidenti». Eppure Montella spera di fare la differenza e continua a provare il suo 3-5-2, con Suso al fianco di Kalinic e un unico ballottaggio in mezzo tra Calhanoglu e Bonaventura. Una formazione da scegliere con attenzione perché quel mare di Genova, “scuro e che non si ferma mai”, non faccia più “la paura” che canta Conte