Milano, 26 settembre 2017 - Fiducia a tempo. E questo ci può stare. Ma la vera domanda, dopo la seconda pesante sconfitta in campionato del Milan e le riflessioni del giorno dopo nel quartier generale dei rossoneri, è un’altra: quanto tempo serve all’allenatore? E quanto gliene concederà la società visti gli umori post-Marassi? Il concetto espresso a “caldo“ domenica pomeriggio a Genova è stato ripetuto anche ieri a Milanello con toni netti e schietti nel summit società-tecnico e nel successivo faccia a faccia della dirigenza con la squadra, alla presenza del mister: mai più una figuraccia del genere. Vuol dire che la sconfitta è inaccettabile, che il Milan deve cambiare mentalità e che la risposta deve essere immediata, in Europa (c’è il Rjieka giovedì sera a San Siro) come in campionato.

C'è chi dice che le prossime due partite contro Roma e Inter a cavallo della sosta saranno già decisive per il futuro dell’Aeroplanino, c’è però un’altra corrente di pensiero che invita alla calma e alla riflessione, nel senso che più che “fiducia a tempo“ sarebbe meglio dire che “servono tempo e fiducia“, e magari una linea di pensiero comune (e quindi non andare ogni volta alla ricerca di “capri espiatori“). Perché spendere 230 milioni sul mercato (sempre che siano stati spesi bene) non necessariamente vuol dire essere perfetti e subito competitivi su tutti i fronti. Il calcio d’agosto forse aveva ingannato un po’ tutti, perché altrimenti non si spiegherebbe una così brusca reazione dopo la seconda sconfitta stagionale sulle undici gare disputate. E ieri, anche se in maniera più pacata, Fassone e Mirabelli nelle quattro ore trascorse a Milanello hanno voluto ribadire tutto all’interno dello spogliatoio, inchiodando allenatore e giocatori alle rispettive responsabilità. Evidente che Montella sia il meno tranquillo, non tanto per le voci di possibili sostituti (da Mazzarri a Paulo Sousa) quanto per il fatto che lui è il primo a sapere che ci vuole tempo per plasmare un gruppo giovane e rinnovato per molti undicesimi, da qui la frequente turnazione. «Le pressioni e le critiche? Per chi lavora nelMilan sono normali. Le critiche sono giuste, feroci ma giuste. Per il resto è impensabile che ogni calciatore possa giocare ogni tre giorni».

Certo, anche il tecnico dovrà schiarirsi le idee su uomini e ruoli (perché Andrè Silva ancora ai margini? Perché Musacchio in panchina con la difesa a tre? Perché Bonaventura e Suso fuori ruolo?) e fare delle scelte, di sicuro davanti alle telecamere di Milan Tv non ha voluto trovare alibi di comodo: «Abbiamo fatto una prestazione al di sotto delle nostre possibilità e la società mi ha chiesto di intervenire per evitare altre partite del genere, senza parlarmi però di moduli o giocatori - ha spiegato Montella -. Colpevoli? Non serve trovarne, devo invece capire bene cosa è successo: è importante costruire una mentalità vincente. Siamo il Milan». L’allenatore però invita tutti ad avere pazienza: «Non dobbiamo perdere l’equilibrio ma lavorare sull’approccio delle prestazioni. A volte anche inciampando si può costruire la mentalità vincente». Nel frattempo è stato trovato l’accordo dopo l’ennesimo incontro in sede con Suso e il suo agente: lo spagnolo prolunga fino al 2022 (ingaggio di 3 milioni l’anno). «Sono molto contento, ho sempre detto di voler rimanere qui»,le prime parole del giocatore, che ora spera di rispondere sul campo dopo la scialba prestazione di Genova. Possibile l’inserimento di una clausola rescissoria da 50 milioni.