Milano, 6 ottobre 2017 - Un anno fa Vincenzo Montella era ritenuto da tutti l’uomo della Provvidenza, capace di riunire lo spogliatoio dopo anni turbolenti, di valorizzare alcuni giocatori (Suso su tutti) e di riuscire a unire con profitto le due anime (Berlusconi e Yonghong Li) del Milan: per questo è stato insignito ieri del Premio Liedholm, onore degno di allenatore del calibro di Del Bosque, Ancelotti e Ranieri. Ma sono passati appena dodici mesi e la situazione è del tutto cambiata: il tecnico è in bilico sebbene la società - che in estate ha investito 241 milioni di euro - continui a confermargli la fiducia, i tifosi lo hanno eletto capro espiatorio e qualche giocatore si sente meno protagonista che in passato. Per Montella si tratta di semplici “chiacchiere”, di “illazioni” ma la classifica parla chiaro: la Roma potrebbe salire a +6 se dovesse vincere il recupero con la Sampdoria, l’Inter invece è già scappata a +7. Ragione per cui il derby di domenica nutre un’importanza cosmica per il Milan e soprattutto per Montella.

«La sconfitta contro la Roma brucia, è stata probabilmente immeritata.Ma c’è un percorso che abbiamo intenzione di proseguire e migliorare. Abbiamo tenuto testa ad una grande squadra, ci stiamo avvicinando, stiamo insistendo sul lavoro quotidiano. La cosa bella di questo mestiere è dover subito ripartire da zero e preparare la prossima partita, testa e idee sono già proiettate al derby». Ottimismo e leggerezza per non caricare di ulteriore pressione la squadra, obbligata a fare risultato per non sprofondare. «Il nostro percorso ci deve portare a crescere e raggiungere l’obiettivo dei primi quattro posti. Non siamo distantissimi, l’importante è non farsi condizionare, non devi farti prendere dall’umoralità dei risultati». Parole che hanno la società come destinatario: in questo anno in cui è cambiato tutto al Milan è cambiato anche il modo di comunicare con l’esterno. Si è passati da Galliani che non parlava dopo le sconfitte ad una trasparenza intellettiva, in cui Fassone e Mirabelli si scambiano il ruolo di poliziotto cattivo e poliziotto buono. Così tutte le critiche sono incassate da Montella con un sorriso di facciata, il suo pensiero è che per trasformare i giocatori in una squadra serve tempo. «Le aspettative dopo il nostro mercato estivo erano e sono altissime. Noi conosciamo la realtà interamente, sappiamo che mediaticamente ci sta. Sono positivo e ottimista, c’è del lavoro da fare. Vedo il cammino un po’ in salita ma è abbastanza normale, ci vuole del tempo ma noi siamo i primi a pretendere che questo tempo non ci sia. Ho equilibrio nelle valutazioni e nelle analisi. Lo scorso anno ero nuovo, non la squadra ed ho lavorato su delle basi già esistenti. Sulla squadra nuova è più difficile perché devi capire anche le sfumature quotidiane dei giocatori».

L’ombra di Ancelotti sullo sfondo (ma il tecnico di Reggiolo appare tiepido così che Montella ci scherza su: «Può sempre farmi da vice») e soprattutto lo spettro di Conte per la prossima estate non lo inquietano, almeno in apparenza: «Non mi turbanole illazioni, faccio questo lavoro da qualche anno, conosco i rischi del mestiere. Allenando una squadra come il Milan i rischi sono maggiori così come le chiacchiere». Niente panico dunque, nemmeno nella scelta del preparatore. Per ora si va avanti con Iriarte («È con me da anni»), ma non si chiude la porta ad un ribaltone: «Non mancano le soluzioni interne (Tognaccini, ndr) ma sto valutando la scelta migliore». Se lo sarà stato cacciare Marra lo potrà dire già il derby. Con quella esagera