Milano, 7 ottobre 2017 - C’è stato un tempo in cui Bonaventura era considerato un “ammazza-Inter”: vestiva l’altra maglia nerazzurra, quella dell’Atalanta, e ogni volta che vedeva la squadra ora allenata da Spalletti erano dolori. Quattro partite, quattro gol: mica male per un giovane ragazzo della provincia marchigiana. Per questo Ausilio lo aveva bloccato, in quella estate del 2013, ma l’operazione saltò perché l’Inter non riuscì a vendere Guarin allo Zenit. Sliding Doors, come dice il film. Galliani lo strappò all’Atalanta in un’operazione lampo, un last minute che si sarebbe rivelato un piccolo capolavoro. Forse anche per questa ragionel’ex presidente del Milan Berlusconi, tra una stilettata alla nuova dirigenza (“Non ho capito il mercato, non si era mai visto in una squadra il cambio di undici giocatori. Con tutti quei soldi, non si poteva acquistare un top player?), a Bonucci (“Sbagliato affidare ad un ex giocatore della Juventus la fascia di capitano”) e a Montella (“Avrei tenuto Brocchi ma ero in ospedale. Consigliavo Montella e lui mi rispondeva che la formazione la decideva lui”), si domanda come sia possibile vedere “Suso e Bonaventura in panchina così spesso”.

Il Cavaliere si può rasserenare: Suso e Bonaventura (ieri fermo per un attacco influenzale ma non è a rischio) saranno entrambi in campo nel derby. Il digiuno. Ma, legandoci con l’incipit, da quando è arrivato al Milan Bonaventura non ha ancora trovato la via del gol contro l’Inter. E, più in generale, gli manca la gioia più grande in Serie A dal 29 gennaio, quando contro l’Udinese prima andò a segno al Fruili e poi si piegò ad un terribile infortunio. Da allora appena un gol, nei preliminari di Europa League contro il Craiova, ma soprattutto tante esclusioni. Eccellenti, che fanno rumore. Appena due partite da titolare e tanti scampoli a gara in corso. E così, tra una panchina e un’altra, ecco perdere anche l’azzurro. Brutto colpo. Una spirale negativa in cui Bonaventura per cercare di sbalordire rischia di strafare e quindi sbagliare: emblematica in tal senso la sua prestazione con la Samp.

Ora, nessuno avrà la controprova, ma nelle gerarchie di Montella Bonaventura sembra scalzato da Calhanoglu e giocherà il derby più per la squalifica del turco che per meriti personali. Vai però a vedere che da questo cambio forzato può davvero arrivare la svolta nella stagione di Bonaventura e, di conseguenza, del Milan. Montella infatti continua a sedere su una panchina che qualcuno ritiene già non sua (primo tra tutti appunto Berlusconi). E così in soccorso arriva un collega-amico, candidato proprio alla panchina del Milan, più per antichi rapporti che per reale interesse reciproco. Carlo Ancelotti Iinfatti protegge Montella: «Vedo sulla panchina del Milan Montella, su quella della Roma Di Francesco, su quella dell’Italia Ventura. Li apprezzo e li stimo molto, e spero possano vincere tutte le partite da qui alla fine. Montella ha detto che farebbe volentieri il mio vice, io ho detto che farei volentieri il suo: possiamo fare una partita per uno, uno fa l’allenatore, l’altro il vice. Il problema è uno solo: dobbiamo trovare la società che ce lo fa fare, ma la troveremo».