Milano, 7 novembre 2017 - Adesso qualcuno comincia a ricredersi. No, non era Leonardo Bonucci la causa di tutti i mali rossoneri. Quello del centrale rossonero e della Nazionale era un falso problema. O un alibi di comodo dell’ambiente tutto per nascondere certe sconfitte. Mettere in discussione il suo valore era esagerato. Ma ora sul campo il giocatore, simbolo del nuovo ciclo milanista, comincia a dare risposte importanti, a conoscere i meccanismi di una squadra che è cambiata tanto, troppo. «Era ora, finalmente una partita così - la confidenza nella notte di Reggio Emilia -. Era ora del grande Bonucci (ride, ndr). L’espulsione e le due giornate mi hanno permesso di lavorare di mettere benzina e di togliermi un po’ di pressioni che avevo addosso, sia per prestazioni non all’altezza sia per il passaggio estivo. Mi sono fatto desiderare, ma a parte gli scherzi questa è una prestazione che ci teniamo stretta a livello individuale e di squadra. Abbiamo difeso e creato tutti insieme».

Insomma, la pausa forzata è servita: «Mi ero creato troppe aspettative, ho fatto un passo indietro, forse all’inizio la mia presenza era stata presa come un peso: ora devo essere aiutato dalla squadra, in un gioco collettivo come il calcio è fondamentale fare gruppo. Equilibri? Dovevo spostarli e per ora non ci sono riuscito...». Però qualcosa si muove. E dopo la sosta si ripartirà di slancio dal successo in casa del Sassuolo, prendendo quel di buono che la partita ha lasciato in eredità, risultato a parte. La prestazione del capitano, prima di tutto, e la crescita della difesa. «Stiamo migliorando come squadra, più che come singolo reparto - sottolinea Bonucci -. E questo deve fare la differenza».

In crescita anche Romagnoli, e non solo per il gol che ha “spaccato“ il match. Il primo a complimentarsi col difensore è proprio il più esperto collega di reparto: «Contento per lui. Alessio se lo merita, è un bravo ragazzo che ha passato un momento difficile in questi mesi. Grande partita, oltre al gol». Passi avanti che fanno ben sperare. Vero, molti dei nuovi devono ancora esprimere il vero potenziale (da Calhanoglou ad Andrè Silva, da Musacchio a Kalinic, e con loro... 100 milioni di dubbi) ma l’allenatore può essere soddisfatto per il rendimento della vecchia guardia. Non solo Romagnoli, ma anche Suso e Zapata e soprattutto Montolivo, tornato ad illuminare la manovra rossonera. Punti fermi di una squadra che sembra essersi messa alle spalle il peggio e che guarda con ottimismo al futuro.