Milano, 3 novembre 2017 - Inaccettabile Milan, un vero pianto... greco. Nell’anfiteatro di Atene (stadio che dovrebbe riportare a galla ricordi di gloria di tempi ormai andati) evita la tragedia perché i giocatori dell’Aek hanno i piedi storti e perché contemporaneamente il Riejka (sul modello classico dell’Iliade) si fa piantare in casa quattro lance nel petto dall’Austria Vienna. La qualificazione ai sedicesimi è paradossalmente più vicina in un girone davvero modesto ma il «bel gioco» (illusorio vanto diMontella alla vigilia) è sempre più lontano: zero tiri in porta nel primo tempo, un palo di Montolivo (fino all’altro ieri considerato l’ultima ruota del carro) a inizio ripresa negli unici cinque minuti d’orgoglio e quella brutta sensazione di una pigrizia collettiva per una squadra senza mordente.

Attacco spuntato (nessun gol in sei delle ultime nove partite) e atteggiamento inqualificabile in una crisi che pare senza fine. A domanda precisa, nel pre-gara, Mirabelli svicola la risposta sulla stabilità di Montella («Nessuno ha la bacchetta magica») ma, come a San Siro all’andata, sul crepuscolo della partita scende in panchina. Segnale di nervosismo verso giocatori che trotterellano senza uno scopo e verso un tecnico che sembra aspettare solo l’inesorabile. «Da qualche tempo sto vivendo da vivo il mio funerale», l’amara considerazione di Montella che sente il fiato sul collo di Gattuso e vede nello spettrale Sassuolo (tanti allenatori del Milan al Mapei ci hanno rimesso le penne) un possibile capolinea alla sua avventura rossonera. A peggiorare le cose perMontella sono proprio le sue dichiarazioni, simbolo di un tecnico che a furia di usare la carota non sembra più capace di dar bastonate: «Non è facile giocare in Europa, possiamo parlare di gara complicata ma non è catastrofico uno 0-0 in casa dell’Aek». Parole che ricordano la pietra tombale di Inzaghi - dopo una gara con l’Empoli anni fa - agli occhi di Berlusconi.

«Ho visto una squadra che ha lottato – aggiunge Montella –, ha accelerato nel secondo tempo, siamo andati vicino alla vittoria e abbiamo creato più dell’avversario, avessimo segnato con Montolivo avremmo sicuramente meritato». Più razionale e con meni alibi sembra l’analisi di Bonucci, migliore in campo per il Milan dopo lo stop forzato per squalifica («avevo bisogno di staccare la spina»): lui, mentalità vincente imparata altrove, non può considerare un pari del genere un buon risultato e tira vergate per spronare gli animi in un ambiente apparentemente pago della mediocrità. «Serve più personalità – la richiesta del capitano –, ci giochiamola faccia». E Montella il posto.