Milano, 25 settembre 2017 - La quinta vittoria su sei partite consente a Luciano Spalletti di poter sorridere di una buona classifica. Per le prestazioni convincenti, meglio ripassare, anche se il tecnico preferisce prendere il lato buono del successo sul Genoa. «Abbiamo fatto girare palla un po’ lentamente, ma siamo sempre stati ordinati, mai scomposti - dice il tecnico a fine partita -. Il Genoa era messo bene, ha gente di corsa. Abbiamo subito il minimo per la partita che abbiamo scelto di fare, ma è chiaro che sulla trequarti ci vuole più inventiva, più capacità individuale. Non abbiamo ancora raggiunto il nostro massimo, per quelle che sono le nostre intenzioni dobbiamo oltrepassarlo. Bisogna creare una sensazione che la squadra possa sempre giocare. Dovevamo saltare qualche ‘postazione’ e fare qualche giocata improvvisa. Per alcuni tratti della partita, invece, siamo stati troppo scolastici».

Cresce, dopo la gara di ieri al Meazza, la sensazione che i nerazzurri fatichino tremendamente contro le squadre che si chiudono a riccio e provano a giocare di rimessa. «Il Genoa è stato bravo - dice ancora Spalletti -, ci ha obbligato a trovare la vittoria su palla inattiva, che è una nostra qualità. Abbiamo una squadra fisica, forte di testa. Dobbiamo considerarla un’opzione importante e oggi è stato così perché abbiamo vinto la partita. Nel primo tempo avevamo il dubbio di sguarnirci troppo e quindi ho chiesto a D’Ambrosio di non concedere ripartenze. In ultimo lo abbiamo lasciato andare in area, la prossima volta gli concederemo qualcosa in più». Di certo servono alternative alla coppia Icardi-Perisic che nelle prime giornate ha fatto fuoco e fiamme, perché appena gli avversari disinnescano i due soliti noti l’Inter sembra una squadra spuntata. Se si analizzano le prestazioni recenti del capitano argentino c’è ben poco da sorridere, almeno da Crotone in poi.

«Il fatto di poter attaccare di più la profondità ha senso quando te lo crei quello spazio - analizza l’allenatore nerazzurro riguardo al suo numero 9 -. Qualche volta bisogna tornare indietro per crearlo e lui deve sforzarsi di farlo. Noi certamente dobbiamo dargli qualche palla in più, fidandoci delle sue qualità. I numeri però dicono che siamo la squadra che ha fatto più cross di tutti, vuol dire che la squadra crede nelle sue potenzialità». Chi sorride ancor meno, visto il risultato, è il Genoa di Ivan Juric. Due soli punti nelle prime sei uscite, una gara difensivamente ordinata, con un obiettivo (muovere la graduatoria) sfumato per pochi minuti. «L’identità si sta creando, anche in gare come quella con il Chievo in cui tutti vedono in negativo io ho visto qualcosa di diverso - dice il tecnico dei rossoblu a fine gara -. Ho avuto la sensazione che verso la fine della gara avessimo addirittura più gamba. Abbiamo concesso poco e niente a una squadra di giocatori favolosi e sul primo angolo c’era un fallo su Cofie assolutamente netto. E’ una sconfitta immeritata».