Milano, 16 settembre 2017 - Vincere, prima di tutto. Convincere magari. E perché no, provare a scrollarsi di dosso l’etichetta di squadra sin troppo Icardi-dipendente (per l’argentino seconda convocazione di fila in nazionale dopo gli ultimi gol e il nuovo look biondo platino). All’ora del caffè l’Inter sbarca a Crotone, sul campo-trappola dello Scida dove cadde rovinosamente appena cinque mesi fa. Una mezza dozzina i reduci di quella disfatta, ma questa volta lo spartito si annuncia diverso (anche per merito del suo nuovo ‘direttore d’orchestra’) e dalla trasferta in Calabria i nerazzurri vogliono tornare con la quarta vittoria di fila, nuovi gol, un po’ di applausi e soprattutto come primi in classifica. Per un pomeriggio, una notte intera, in attesa delle gare di domani. Calare il poker all’alba del campionato potrebbe avere un valore enorme per un gruppo diventato finalmente tale dopo lunghe stagioni in crisi d’identità e di idee.

Luciano Spalletti è ottimista per natura ed in vena poetica («Nella mia stanza c’è sempre il sole», fa sapere in conferenza stampa), ma sa bene che a questa squadra servono altri gol per crescere e fare il salto di qualità. Icardi (a segno cinque volte nelle ultime tre tasferte di campionato) e Perisic hanno fatto sin qui il proprio dovere, ora l’allenatore si aspetta qualcosa in più dagli altri interpreti della fase offensiva, da Candreva a Joao Mario (in ballottaggio con Brozovic per la maglia di trequartista) ai centrocampisti Gagliardini, Vecino e Borja Valero. «Icardi e Perisic non sono forti, sono eccezionali, i migliori nel loro ruolo. A Mauro va messa la massima clausola possibile, a livello di Isco e di tutti i top. Ma abbiamo anche altre potenzialità, vedrete che segnerà anche qualcun altro», la premonizione dell’allenatore.

L’errore da non commettere contro il Crotone può essere quello di superare il confine tra fiducia e presunzione. Concetto che diventa un avviso ai naviganti molto importante per Spalletti, quasi a voler ricordare ai suoi i 19 punti ‘sperperati’ dai nerazzurri contro le piccole nella passata stagione. Dopo aver elogiato il collega Nicola («Un gran motivatore») il tecnico interista spiega: «Non ci si deve credere perfetti altrimenti c’è meno voglia di migliorarsi. Partite come questa venivano interpretate come una fase interlocutoria del campionato rendendo il risultato una casualità. Invece possiamo metterci del nostro. Non è solo la grande serata che diventa grande e basta, dobbiamo giocare 35 gare e sono tutte importanti e vanno giocate nel migliore dei modi per fare il risultato». Un importante contributo può darlo la difesa: fin qui ha subito un solo gol, un’inversione di tendenza rispetto al passato. «Mi aspettavo un miglioramento della squadra perché li vedo lavorare bene, attenti, vogliosi, si vede la disponibilità al lavoro. Abbiamo giocatori fortissimi tra i titolari, vedi Skriniar e Miranda, che aiutano dietro. Anche a centrocampo chi gioca dà il massimo, e chi non gioca, vedi Gagliardini, può sempre entrare e mettere a disposizione la propria qualità. Se fanno le cose da reparto, da squadra forte, viene fuori un buon risultato».