Milano, 16 maggio 2017 - È il settore immobiliare la nuova tendenza della sharing economy, un settore in crescita e aperto anche ai non professionisti. L’84% di chi affitta online lo fa come attività secondaria e per il 78% è più comodo un affitto prolungato. Nel primo quadrimestre del 2017, a Milano i proprietari di casa attivi online sono cresciuti del 20%, superando la quota dei 1.800 locatori. Le piattaforme digitali hanno spazzato via le classiche bacheche con gli annunci immobiliari, a subire il fascino della locazione online sono soprattutto giovani adulti e studenti universitari. A spiegarlo è una ricerca di Uniplaces, il brand leader nel settore degli affitti per studenti universitari, che ha tracciato il profilo dei proprietari di casa 2.0 in Italia. Dallo studio è emerso che la stragrande maggioranza di chi affitta attraverso i servizi di sharing economy non è un professionista del ramo immobiliare: l’84% degli intervistati afferma infatti che l’affitto di case non rappresenta la sua principale attività. Un dato confermato dal fatto che, nella maggior parte dei casi, i proprietari dichiarano di avere una sola proprietà da affittare (63% dei rispondenti), o tutt’al più due (20%).

Si tratta quindi di persone che non hanno aspirazioni di carriera nel mondo immobiliare, ma che grazie alla sharing economy possono ottenere dei guadagni anche senza dover dedicare tempo e risorse a tale attività. Milano, 16 maggio 2017 -“È proprio questo il bello della sharing economy. Consente a chiunque di sfruttare appieno le proprie risorse, riducendo gli sprechi e creando valore anche in modi inaspettati”, conferma Giampiero Marinò, Country Manager di Uniplaces per l’Italia. “Grazie agli strumenti online oggi esistenti, chiunque può affittare una proprietà senza sforzo e senza dover sviluppare competenze particolari. Il 35% dei proprietari attivi sulla nostra piattaforma affitta la propria casa da un anno o meno, mentre un altro 23% lo fa da due anni. In molti casi si tratta di persone che hanno deciso di affittare uno spazio proprio perché ora hanno la possibilità di farlo in modo semplice e sicuro, senza grande dispendio di tempo ed energie”. 

Per molte di queste persone si tratta di uno sharing vero e proprio, nel senso che nel 38% dei casi le stanze offerte si trovano nello stesso appartamento in cui vive il loro proprietario. Emerge così un altro aspetto peculiare della sharing economy, cioè l’annullamento della distanza tra chi offre un servizio e chi lo acquista: non si diventa solo padrone di casa e affittuario, ma soprattutto coinquilini, condividendo l’esperienza quotidiana del vivere assieme. “Milano - continua Marinò- è stata una delle prime città in Italia a comprendere il valore di questa opportunità: alla fine del 2016 contavamo già oltre 1500 proprietari attivi sulla piattaforma, ma nel primo quadrimestre questa cifra è ulteriormente salita del 20%. Attualmente i proprietari milanesi attivi sulla piattaforma sono più di 1800 e mettono a disposizione oltre 3600 proprietà. La sharing economy è un fenomeno relativamente nuovo all’interno del panorama immobiliare, ma nel giro di pochi anni ha raggiunto dimensioni notevoli: nei primi quattro mesi del 2017 il valore generato per i proprietari in tutta Italia supera il milione di euro”.

I giovani adulti non sono gli unici a subire il fascino di questa nuova modalità di gestione immobiliare: anche persone più mature, solitamente considerate meno avvezze a utilizzare strumenti tecnologici di nuova concezione, scelgono di affittare attraverso le piattaforme online. L’8% degli intervistati dichiara infatti di avere oltre 65 anni; una percentuale non distante da quella dei giovani under 35, che costituiscono il 12% del totale.

Affittare a breve o lungo termine? Parlando di sharing economy nel settore immobiliare viene facile l’associazione mentale con gli affitti a scopo turistico: soggiorni a breve termine, che possono essere più rimunerativi per il padrone di casa. Perché così tanti proprietari preferiscono invece affittare per periodi medio-lunghi? Il motivo principale è la maggiore comodità, indicata come determinante dal 78% degli intervistati. Si tratta principalmente, come si è detto, di persone che non aspirano a un coinvolgimento professionale nel mercato immobiliare e che spesso condividono la casa con il proprio inquilino: un soggiorno di lunga durata garantisce tranquillità e la possibilità di stabilire un rapporto di fiducia. Il 40% ritiene inoltre che il pagamento degli affitti sia più sicuro in quanto l’introito è garantito per più mensilità. Il 37% degli intervistati dichiara poi di combinare entrambe le formule, in modo da ottimizzare la rendita: il periodo estivo, quello in cui generalmente studenti e giovani lavoratori tornano nella città d’origine, è infatti la stagione con maggiore richiesta per il mercato turistico. Per chi lo desidera è quindi possibile cogliere il meglio dei due mondi, assicurandosi un’entrata continua per tutto l’anno.