Milano, 29 maggio 2017 - La partita è affidata a quel ddl Concorrenza, che nei lavori del Parlamento è diventato la preda da impallinare. Di emendamento in emendamento, di modifica in modifica, il documento continua a cambiare le carte in tavola con cui le aziende potranno fare affari in Italia. È il caso dell’energia elettrica e del gas. Il mercato "tutelato" sarebbe dovuto tramontare l’anno prossimo, aprendo la strada al mercato libero. Invece il ddl Concorrenza sposta il traguardo in avanti di dodici mesi.

Si guarda al 2019. E le aziende del settore guardano con il fiato sospeso al procedere dei lavori parlamentari e al rischio che l’aula non solo rinvii, ma di fatto affondi il programma di svincolare da regole di concorrenza il settore di gas e luce. "È una fase delicata del mercato per via del tira e molla sulla fine del mercato dell’energia – osserva Massimo Bello, presidente dell’Associazione italiana di grossisti di energia e trader (Aiget) -. Tante aziende hanno fatto investimenti per entrare in questo mercato e ora vogliono competere". Aiget ha raccolto al Teatro Gerolamo di Milano gli stati generali della concorrenza nel segmento dell’energia, domandandosi se concorrenza ed energia potessero mai essere "Promessi sposi". L’associazione rappresenta circa 60 aziende del segmento, circa la metà di quelle medio-grandi che operano in Italia. "Abbiamo chiesto un’audizione alle Commissioni X e VI della Camera, che stanno ridiscutendo il ddl Concorrenza", aggiunge il presidente della federazione. Il termine della tutela, d’altronde, è già stato prorogato due volte. È altresì vero che in Italia il libero mercato al momento ha attirato una minoranza di clienti e che le loro tasche non sempre ne hanno beneficiato, perché i costi in bolletta si sono rilevati più alti che nelle offerte vigilate.

Un’indagine tra gli associati di Aiget ha evidenziato che "le aziende investono annualmente circa 500 milioni di euro – puntualizza Bello -. Tra software, servizi commerciali, marketing e comunicazione". Una spinta che ha un obiettivo: raggiungere una buona posizione quando scatterà il via al libero mercato. Finora però la staffetta non è partita. "Al momento chi va sul libero mercato è uno specialista del risparmio, c’è un tasso di cambio dell’azienda alto – osserva Bello -. Il dato medio è di circa un cambio di fornitore all’anno". Funziona come per la telefonia: l’offerta al ribasso attira clienti, che migra non appena un concorrente offre ancora più sconti. In futuro potrebbe funzionare così anche per le bollette di gas e luce. E cosa succede oggi per il telefono? Per non perdere il cliente, l’operatore che l’ha in mano tenta un’offerta ancora più vantaggiosa se si avvista all’orizzonte il rischio di una fuga. Secondo Bello, anche gli ex monopolisti, ossia aziende che hanno avuto o hanno ancora nella maggior parte dei casi una natura pubblica, stanno cercando di prevenire questa opzione offrendo sin d’ora ai propri clienti il trasloco nel libero mercato da loro gestito. Per Bello la questione più urgente è stringere sui tempi: "A noi andrebbe bene la scadenza del 2018. Ora si parla del 2019, spero che sia mantenuta. Non vorrei saltasse la questione e bisognasse trovare un nuovo iter legislativo".