Milano, 4 ottobre 2017  - Nell'equivoco bisogno di realtà, equivoco perché indotto spesso da esibizioni di fiction vendute come immersioni in fatti sociali eclatanti, c’è da stare all’erta e imparare a distinguere. Immancabile, ormai, l’appuntamento con una manifestazione che, attraverso un «punto della situazione» del documentario, può ristabilire un po’ di equilibrio nel nostro rapporto con la realtà mediato dal cinema e dall’audiovisivo in genere. Terza edizione, “Visioni dal Mondo”, sotto la direzione di Fabrizio Grosoli e nella suggestiva location dell’UniCredit Pavilion, a cui quest’anno si aggiunge la nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, presenta una trentina di film secondo un percorso così delineato: “Identità in movimento, spostamenti, traiettorie e storie che creano incontri e scontri di culture, l’immigrazione e il venir meno dei confini, dinamiche di dislocazione, rimescolamento demografico, e la violenza domestica, i disturbi alimentari, guerre, ambiente, scienza e innovazione, cybersecurity, Brexit, questi saranno i temi di fortissima attualità mondiale narrati e trattati attraverso il racconto originale del cinema della realtà” (da domani a domenica).

Madrina Fatima Bhutto, la scrittrice pakistana portavoce dei diritti e della libertà attraverso l’arte e premio speciale a Leonardo Di Costanzo, documentarista passato al lungometraggio di finzione, saranno una dozzina i titoli in anteprima assoluta del concorso 2017, nucleo centrale della manifestazione rivolto ai giovani cineasti italiani (Premio UniCredit Pavilion di 5.000 euro, Premio UniCredit Pavilion Giovani di 2.500 euro e un Riconoscimento Rai Cinema per la distribuzione), tra i quali “Eat me” di Filippo Biagianti e Ruben Lagattolla, “Immondezza” del regista di “Uno per tutti” Mimmo Calopresti, “Non ho l’età” di Olmo Cerri, “Punishment Island” di Laura Cini e Rosignano Solvay.

Resta però l’attenzione privilegiata sui doc della panoramica internazionale. E qui si va da “Il senso della bellezza” di Valerio Jalongo, su un esperimento senza precedenti alla più grande macchina mai costruita dagli essere umani per scoprire i misteri dell’universo, a “Rumble-Il grande spirito del rock” di Catherine Bainbridge e di Alfonso Maiorana, che svela quanto la cultura dei nativi americani abbia avuto un ruolo fondamentale nella storia della musica. “A better man” di Attiya Khan e Lawrence Jackman è invece un film autobiografico sugli abusi domestici, mentre “Pre-Crime” di Monika Hielscher e Matthias è un’indagine sulle più avanzate tecnologie utilizzate dalle forze dell’ordine per sventare crimini, e in questo caso i riflettori sono puntati su storie di persone innocenti finite sotto inchiesta. Accento milanese per “Italiani-Elio Fiorucci” di Ai Nagasawa con la sceneggiatura di Ilaria Dassi, prodotto da Rai Storia, sull’eclettico stilista e il mondo che rappresenta.