9 dicembre 2017, Milano - Che anni quegli anni. Il Titanic naufragava sullo schermo, Roberto Baggio sbagliava il rigore della vita, Max Pezzali trionfava al Festivalbar e Fiorello girava le piazze col suo “Karaoke”, mentre MTV provava ad intercettare sogni e aspirazioni della generazione Erasmus. Ed è col pensiero a quella stagione in cui il walkman segnava il passo e l’i-Pod non era stato ancora inventato, ma la cuffia tuonava lo stesso una dance capace di fari saltare sulla sedia per trascinarti a ballare che stasera il Fabrique ospita il Top 90 Festival, giro d’orizzonte sulla musica da dancefloor con quattro icone di quella stagione formidabile quali Eiffel 65, Alexia, Marvin & Andrea Prezioso e Carolina Marquez. Dopo le seimila persone richiamate lo scorso anno all’Arenile di Bagnoli, infatti, la rassegna si spinge al Nord per approdare nel locale di via Fantoli. La presenza di “Blue” nella colonna sonora di “Iron Man 3” ha rappresentato probabilmente per gli Eiffel 65 un punto d’arrivo.

«L’esibizione al Dodger Stadium di Los Angeles, con le nostre facce sui cartelloni sparsi per la città rimangono il ricordo più vibrante di quegli anni» spiegano. «Oggi la dance è diversa da quella degli anni ‘90 perché segue altri canoni. La fortuna di quella decade fu un colore che non tramonta, perché porta con se tratti e caratteristiche svincolati dal passare del tempo. Nei nostri dischi, ad esempio, c’è l’impronta sonora della vita di tante persone. Per quanto di matrice dance, il linguaggio pop negli anni ‘90 era potentissimo. Credo sia naturale, quindi, per le nuove generazioni, cercare i codici della dance di quel periodo: quel movimento musicale aveva un grande seguito perché spingeva la gente ad essere felice».

Se è cambiata la dance, sono cambiati pure i suoi interpreti. Alexia, ad esempio, con l’ultimo album “Quell’altra” uscito lo scorso settembre bordeggia più il pop che la musica da ballo, grazie alle cure di un produttore come Mario Lavezzi e alla presenza di Mogol e Zibba in veste di autori. «La dance cantata in inglese, appartiene al mio passato e, come tale, là deve restare - spiega -. Questo non vuol dire che dal vivo io non faccia le vecchie canzoni, anzi, ma so che i miei fan hanno apprezzato questo mio desiderio di fare un passo avanti, di mettermi a nudo e cantare i sentimenti. Per tantissimi anni il palcoscenico ha rappresentato per me il punto d’arrivo. Quando scendevo mi sentivo smarrita, persa, senza più cartucce da sparare. Quello che ho cercato di fare ora è di avere prima le mie cartucce». E lo ha fatto attraverso lo studio della musica, la disciplina, ma soprattutto mettendo su famiglia e recuperando i rapporti umani con gli altri.