Milano, 4 novembre 2017 - Due amiche, il Conservatorio, Debussy, l'ultimo giorno di vacanza prima di tornare a scuola dopo l'estate, sullo sfondo della Milano di metà anni Novanta. Quando al Festivalbar c'erano i Fool's Garden, gli Articolo 31 e Bryan Adams. Ma Francesca e la sua migliore amica erano fissate su quel “cantante orribile con il trucco sfatto” di cui non ricordano il nome. Forse i The Cure. Sì, proprio loro. Si segnano il nome sul braccio con la Bic, comprano il disco. Ci provano. Quello della “copertina gialla con un pagliaccio di latta che accenna a un sorriso nient'affatto lieto”. E' proprio quello – Wild Mood Swings, anno 1996. Francesca Scotti, scrittrice milanese classe 1981, racconta l'incontro con i Cure e Robert Smith. E quelle “oscillazioni selvagge” che “non hanno dissolto nemmeno una molecola di quella resina sonora, non hanno sbiadito la magia di questa musica che ci ha tenute per mano durante l'adolescenza e che continua a farlo”. Questo è il potere della musica. Senza, secondo il filosofo Nietzsche, la vita sarebbe un errore. Senza, diceva Frank Zappa, uno dei più grandi geni musicali del Novecento, “il tempo sarebbe solo una noiosa sequela di scadenze e di date in cui pagare le bollette”. La musica è il linguaggio universale. Che fa piangere ed emozionare. Che fa innamorare e diventare amici. Che va a toccare le corde più intime. Perché “ci sono momenti di sintesi fra passato, presente e futuro, che solo alcune melodie sanno cristallizzare”. “Ci sono frammenti di vinile che ti entrano nelle ossa. E scavano un solco, profondo come una lacrima”.

Già, il vinile. Che poi non è solo musica. “È qualcosa di più. È odore, è esperienza. C’è l’arte, il culto e il fascino. La puntina che frigge appena l’appoggi sul disco è già quella musica“. Luca Martini è un romantico. Bolognese classe 1971, scrittore e amante della musica, insieme al collega Gianluca Morozzi, anche lui cresciuto all’ombra di San Luca, ha voluto raccontare proprio quello. In una raccolta che ti colpisce dritto alla testa e al cuore, come il rock quando l’ascolti per la prima volta. Come quella canzone che “vi ha fatto rizzare i peli sul collo o via ha fatto venire voglia di ballare, scopare o picchiare qualcuno”. “Vinyl. Storie di dischi che cambiano la vita” (Morellini Editore) è un libro da tenere sul tavolino accanto a un buon bicchiere di vino e la poltrona, davanti al giradischi. Come a far salotto con 23 autori italiani che parlano di follia, fantasia, dolore, gioia, solitudine e conforto. Che svelano come la potenza del vinile possa generare cambiamenti, deviazioni di percorsi, riavvicinamenti inaspettati o dolorose partenze. “Era una raccolta che mancava – racconta Luca Martini –. Un progetto un po’ matto con Gianluca, vecchio amico e compagno di scorribande letterarie con cui ho scritto altre due antologie su temi a noi fondamentali, il vino e le osterie in Emilia Romagna, e i supereroi". Luca ha raccontato il suo primo amore, “quello che non si scorda mai”, quando da bambino «entrai con mia mamma nello storico negozio di dischi Nannucci in via Oberdan a Bologna. Lei voleva comprassi Riccardo Fogli, io invece presi a scatola chiusa “Tubular Bells”, capolavoro di Mike Oldfield. Avevo 10 anni e quel disco non mi ha più lasciato”. Perché "qualsiasi sia la storia, l’infrangibile verità di ognuno è che alla fine la musica ti cambia la vita perché sei tu che cambi grazie a lei".