Milano, 28 novembre 2017 - Smaltite le avventure soliste di un anno vissuto su strade diverse da quelle che portano a “Colpo di pistola” e a “Tutti i miei sbagli”, i Subsonica stanno per tornare ad essere i Subsonica. Intanto, però, Samuel plana stasera sul palco dell’Alcatraz per un ultimo bagno di folla nel segno del suo primo disco solista “Il codice della bellezza”.

Come procede questo vostro ritrovarsi?

«Quella solista è stata un’esperienza che mi ha migliorato tanto come uomo che come artista. Ma anche invogliato a riscoprire i Subsonica degli inizi, spingendomi verso la musica che m’ispirava quando avevo vent’anni: insomma, tutto quel mondo che ha generato il flusso sonoro divenuto la base su cui poggia il mio apporto alla musica dei Subsonica».

E gli altri?

«Sperimentano molto più di me. Io ho un approccio cantautorale, cerco il coinvolgimento emotivo della musica, mentre loro privilegiano l’aspetto della produzione e della ricerca di nuovi linguaggi. Intendiamo metterci al lavoro in gennaio per tornare sul mercato dopo l’estate».

Altri progetti?

«Ho girato parecchio materiale durante questo mio viaggio da Sanremo all’Alcatraz, passando per i concertoni di Radio Italia e le trasmissioni tv; mi sono immerso completamente, infatti, in un mondo che con i Subsonica avevamo solo sfiorato. Ora mi piacerebbe realizzare un documentario sulla musica pop italiana vista attraverso i miei occhi».

Da questo viaggio nei meandri del pop italiano le manca il lato “reality”.

«Manca e credo continuerà a mancare. Andare dall’altra parte della barricata a parlare di musica invece che farla mi mette addosso, infatti, molta paura. Trovare una ‘sistemazione’ in tv sarebbe molto controproducente, perché ho bisogno delle mie inquietudini per continuare a scrivere canzoni».