Assago, (Milano)  5 novembre 2017 - Con o senza i Bad Seeds, Nick Cave rappresenta uno degli ultimi culti fondamentalisti del rock. Quanti altri personaggi, infatti, dopo trentotto anni di carriera possono contare ancora su una devozione tanto granitica quanto quella che gremisce domani le gradinate del Forum di Assago per il ritorno del’antieroe delle “Murder Ballads? La vertiginosa capacità di colpire al cuore e togliere il fiato scritta nel dna di brani come “The ship song” o “Into my arms” rimane una delle prerogative del compositore australiano. Un tripudio dei sensi sublimato tra i solchi dell’ultimo album in studio “Skeleton tree”, non tanto per il devastante tenore emotivo in cui è stato concepito - Cave l’ha registrato subito dopo la tragica scomparsa del figlio Arthur, caduto a 15 anni da una scogliera di Ovingdean, vicino Brighton, su cui si stava arrampicando - quanto nel fatto di sentirsi, come accade pure assistendo al docu-film di Andrew Dominick “One more time with feeling” (presentato fuori concorso a Venezia lo scorso anno), degli intrusi nel dolore altrui. Un effetto che lo show finisce col trasmettere inevitabilmente, smentendo quanti, per sentimenti così privati, avrebbe preferito una dimensione teatrale. «Nonostante la cornice da Arena, questi sono show intimi, in cui pare di ascoltare canzoni in una cattedrale», assicura lui, 60 anni, all’anagrafe Nicholas Edward Cave.

«Il disco e il film hanno avuto un impatto spaventoso su di me, mi hanno aiutato ad andare avanti.Al momento in cui ho accettato questo tour nelle arene ero molto distaccato dall’idea di tornare esibirmi e in parte è ancora cosi: fino ad un attimo prima di salire sul palco, non mi rendo conto come sia in grado di farlo. Come funziona quella transizione tra il prima e il dopo. È una cosa che va oltre l’adrenalina. Per me la performance è un miglioramento di sé. Può suonare presuntuoso, ma non si tratta di trasformazione quanto di una forma di trasporto collettivo, in cui ci si fa carico delle persone e loro si fanno carico di te». “One more time with feeling” ha avuto un valore catartico sul musicista, trasformato con successo due mesi fa pure nel protagonista di “Mercy on me”, romanzo a fumetti di Reinhard Kleist. «Trovo quel film uno straordinario regalo; sono andato al cinema e ne sono uscito trasformato», giura. «Dominick ha lavorato sull’invisibile e ha onorato mio figlio». Il pretesto di questo nuovo tour è dato a Cave pure dalla pubblicazione “Lovely creatures”, antologia delle sue esperienze con i Bad Seeds tra il 1984 e il 2014, che il corso degli eventi ha trasformato nello spartiacque tra l’uomo di ieri e di oggi.