Milano, 20 ottobre 2017 - Mostre fatte di un solo capolavoro, puntualmente, a Milano, accendono le feste natalizie. Doni di musei lontani. Il gioiello dell’arte atteso quest’anno a Palazzo Marino è, non ancora ufficialmente, la Pala Gozzi custodita alla Pinacoteca Civica di Ancona. Dipinta a 30 anni da Tiziano, nel 1520. La prima opera a recare data e firma dell’artista che entusiasma con il colore, e crea lo spazio su sguardi e relazioni. Apparizione celeste della Madonna con il Bambino tra nuvole vespertine; inginocchiato a terra il committente Gozzi, accanto a due santi, tutti emozionati. Sguardo sul mondo e sguardo interiore. Che i visitatori possono ritrovare concentrandosi su un solo dipinto.

Un approccio inaugurato dal Museo Diocesano fin dal 2001, e la tradizione questa volta si rispetta grazie a Ubi Banca (che inaugura una collaborazione destinata a consolidarsi). Il capolavoro per Milano in mostra da oggi fino al 28 gennaio 2018, in un percorso del complesso monumentale ormai unificato integrando gli spazi espositivi con la Basilica e i Chiostri di sant’Eustorgio, è la pulcherrimaAdorazione dei pastori” (a destra) del Perugino. In trasferta dalla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia. Il suo direttore Marco Pierini ce l’ha sotto gli occhi tutti i giorni, eppure riesce a emozionarsi indicando gli attori della sacra rappresentazione messa in scena dal pittore ripetendo un copione consueto: «Serafico e imperturbabile, il Bambino posato nudo sul prospettico pavimento. La dolcezza semplice di Maria. Il precario equilibrio nella posa del più anziano Giuseppe. Pastori e angeli a mani giunte o incrociate specularmente. Il paesaggio del Trasimeno, luogo dell’anima, sullo sfondo. Un velo di stanchezza su gesti e atteggiamenti.

Perugino lavora per vent’anni al polittico, che comprende l’Adorazione, per la chiesa di Sant’Agostino a Perugia. La più grande pala d’altare da lui realizzata: macchina lignea alta più di 8 metri, con oltre trenta tavole, disposte su due facce: una rivolta ai fedeli, l’altra ai frati riuniti nel coro. Quando muore nel 1523, mancano le ultime rifiniture. I suoi contemporanei gli hanno rimproverato di non aver saputo rinnovarsi. Ma lui ha fatto quel che piaceva tanto, si giustificava. Lo ha superato l’allievo Raffaello, scomparso qualche anno prima». Il lavoro di Pietro Vannucci, detto il Perugino, non sarà però svalutato dagli agostiniani. Che segano, è vero, in senso longitudinale il polittico, ma solo per obbedire alla Controriforma: entrambe le facce rivolte ai fedeli. A rievocare la disposizione originaria, con tutti gli scomparti dispersi dalla storia e dalle requisizioni, e finiti negli Usa piuttosto che in Francia, si è impegnato l’architetto Alessandro Colombo dello Studio Cerri & Associati. Qualche santo, arcangelo e profeta rimane però nella Civica Pinacoteca Vannucci, divenuta Galleria Nazionale nel 1918. Tutti invitati, milanesi e non solo, ai festeggiamenti del centenario l’anno prossimo.