Milano, 28 dicembre 2017 - Dedicò tredici anni di lavoro, e di passeggiate, Walter Benjamin, filosofo, critico e appassionato “flâneur”, ai “passages” di Parigi, le celebri gallerie coperte, il Verdeau, il Caire, lo Jouffroy. Analisi estetiche e sociologiche, profonde e dettagliate anche se ormai quei “passages” erano passati di moda. Troppo stretti, o addirittura angusti. Il loro definitivo abbandono fu decretato proprio a Milano: fu la Galleria Vittorio Emanuele II, per i milanesi semplicemente “la Galleria”, a stravolgere completamente le proporzioni di quelle strutture architettoniche.

Festeggia i suoi primi 150 anni di vita, la Galleria. Vanto di Milano, tappa d’obbligo per i selfie di qualunque turista. E se il 13 settembre l’anniversario è stato celebrato, con due giorni d’anticipo, con la cena vip di beneficenza, ora, molto più democraticamente, la lunga storia della Galleria è raccontata in una piccola ma preziosa mostra allestita al Castello Sforzesco, nella Sala del Tesoro. Romantico il titolo: “Sotto il cielo di cristallo”. Un cielo di 39 metri di diametro, alto al suo vertice 47 metri. Vanto di Milano, ma creazione internazionale, la Galleria. Come ben attestano i documenti in mostra sino al 18 marzo 2018: atti legali e disegni, stampati e manoscritti, fotografie, dipinti, cimeli.

A partire dal programma di concorso approvato dal consiglio comunale nel febbraio 1861. O dai contratti stipulati fra la giunta municipale e la City of Milan Improvements Company Limited, società costituita a Londra, appaltatrice dei lavori e futura proprietaria degli stabili della Galleria: nella configurazione finale un insieme di 1.260 locali, disposti su ben sei piani. Anche la Francia fu coinvolta nell’avveniristica costruzione: da Oltralpe giunsero in treno pezzi metallici per un totale di 350.000 chilogrammi, necessari a costruire le quattro tettoie e la cupola a ombrello. Curata da Ornella Selvafolta con Isabella Fiorentini, Barbara Gariboldi e Loredana Minenna, la mostra al Castello attinge materiali, fra le altre fonti, dall’Archivio Storico Civico, la Trivulziana, la Bertarelli, Palazzo Morando. Suggestive, accanto a planimetrie e prospetti tecnici, le fotografie dell’epoca. E i cartoncini. Vedi quello in inchiostro rosso con il testo da incidere sulla lastra destinata a coprire la prima pietra. Cerimoni presieduta il 7 marzo 1865 da Vittorio Emanuele II. Che non potè però assistere, il 24 febbraio 1878, all’atto finale: l’inaugurazione dell’arco su piazza del Duomo. Era morto il 9 gennaio. Pochi giorni prima, il 30 dicembre, il padre della Galleria, l’architetto Giuseppe Mengoni, era precipitato da un’impalcatura. Una tragedia che si tinse di giallo. Castello Sforzesco, Sala del Tesoro. Fino al 18 marzo 2018.