Milano, 22 settembre 2017 - Come sta la danza contemporanea italiana? È in forma brillante o è ancora bisognosa di una spinta energetica extra? A tastarle il polso pensa il 31° festival MilanOltre, che dal 28 settembre al 29 ottobre scommette senza riserve sulla nostra creatività, collocando gli autori italiani fianco a fianco con i mostri sacri stranieri. «Danza in tutte le sue possibili declinazioni» recita il proposito artistico, firmato da Rino De Pace che negli italiani ha sempre creduto.

Cade a proposito il titolo di inizio, ormai di culto, del mostro sacro belga Anne Teresa De Keersmaeker (classe 1960), «Rosas danst Rosas» (28 e 29 settembre), che al debutto nel 1983 fece scalpore per l’ostinazione ripetitiva e i sincroni mozzafiato delle quattro ragazze battagliere che lo interpretano; un brano tanto incisivo da essere «copiato» in un video di Beyoncé. Ma ecco subito un manipolo di italiani a occupare il centro della scena cominciando da Fabrizio Favale, già danzatore per Virgilio Sieni, che con il suo gruppo Le Supplici presenta due lavori, «Ossidiana» (il 30 settembre) e la novità «The Rain Sequence» (l’1 ottobre). Torna poi al festival Roberto Zappalà con «Romeo e Giulietta 1.1- la sfocatura dei corpi» (l’1), «un atto d’amore per la vita», e «I am beautiful» (il 3) ispirato a Rodin e Baudelaire, un inno alla bellezza per nove danzatori. Spazio ancora alla creazione di casa con Ariella Vidach e la novità «HABITData» (il 4), che relaziona corpi e tecnologie digitali e robotiche.

Dal 5 al 12 ottobre tocca a Fattoria Vittadini, gruppo nato dalla Civica Scuola Paolo Grassi, celebrare i dieci anni di vita con tre titoli: «To this Purpose Only» (il 5) di Nicola Mascia e Matan Zamir, e due debutti, «Salvaje» di Daniel Abreu (il 9) e «My.True.Self. revisited» (il 12) di Maya Weinberg. Dal 7 al 14 si sviluppa il focus dal Canada, che celebra il 150° anniversario, con un portfolio di lavori da Québec e British Columbia.

Ed ecco il secondo mostro sacro, la mercuriale Louise Lecavalier (classe 1958) con due proposte, «Battleground» (il 7) che prende spunto dal «Cavaliere inesistente» di Italo Calvino e «So Blue» (l’8), una poesia-scultura danzata, tra caos e cosmos di emozioni. Dopo di che si vedranno l’ardito «Con grazia» di Martin Messier e Anne Thériault (il 7 e l’8) sull’inconscio desiderio umano di distruzione e «Practices of Everyday Life/Cooking» (il 10), bizzarro concerto culinario con ingredienti visivi e sonori di Navid Navab. Infine ecco l’Out Innerspace Dance Theatre, guidato da David Raymond e Tiffany Tregarthen, nel grafico «Major Motion Picture» (il 13), di pura danza, e in «Me So You So Me» (il 14) su come le azioni abituali di una coppia possano diventare mutua passione e grande conoscenza di sé.

Si chiude con più proposte italiane, a partire da Enzo Cosimi, veterano consacrato (dall’11 al 22): «Bastard Sunday» ispirato a Pasolini, «Corpus hominis» sul tema dell’omosessualità in età matura, «Estasi» sui modi del desiderio nella società attuale e «La bellezza ti stupirà» (il 21 e il 22 presso NonostanteMarras), dedicato agli homeless. È Susanna Beltrami (27/29 alla DanceHaus) a concludere il cartellone con «Io Sono il Bianco del Nero», viaggio onirico nella trasformazione del colore.