Assago (Milano), 12 marzo 2017 - Le bombe che piovono sul mondo in un pop-up raffigurato nel maxischermo al centro della scena rappresentano la metafora dell’era Trump scelta da Ligabue per dare fuoco alle polveri di “Made in Italy”, la quasi-opera rock con cui Mister Mondo sbarca domani e martedì nel ventre incandescente del Forum di Assago. Due repliche cui ne seguiranno altre due il 4 e il 5 aprile lungo la strada che porta Luciano pure alla Fiera di Brescia (l’1 e il 2 aprile) e al PalaBam di Mantova (il 6 e il 7 maggio).

Un sogno di rock’n’roll, l’ennesimo, in cui il rocker emiliano prova a sdoppiarsi, come Jeckill e Hyde, con l’alter ego Riko, protagonista “scoppiato” di questo suo concept-album arrivato al terzo disco di platino. «La storia è quella di un uomo di mezza età in crisi, che fatica a vivere il suo tempo» spiega Ligabue, evocando un personaggio alla Ken Loach. «Sposato presto con Sara, un figlio, otto ore in fabbrica come il padre. E poi la crisi, i licenziamenti. Esasperato, Riko va alla guerra, ma, come tutti i perdenti che alzano la testa, finirà col riabbassarla masticando amaro». Il finale, se non lieto, è quantomeno improntato a un certo ottimismo. «Pure io, che sono un privilegiato, provo in fondo la sua stessa rabbia» giura Liga. Con Luciano Luisi alle tastiere, Davide Pezzin al basso, Michael Urbano alla batteria, Max Cottafavi e Federico Poggipollini alle chitarre, questo nuovo kolossal da palasport conta pure sull’apporto di una sezione fiati che vede - come già in estate al Liga Rock Park di Monza - Massimo Greco alla tromba, Emiliano Vernizzi e Massimo Greco ai sax. Insomma, il Luciano che non ti aspetti (o quasi) grazie anche a una storia che lo show ripercorre per intero con l’esecuzione delle canzoni nella stessa sequenza del disco, legate dai racconti, i pensieri, gli appunti a margine, dello stesso autore.

«Non è uno show facile perché, prima d’iniziare la rumba delle varie ‘Balliamo sul mondo’ o ‘Piccola stella senza cielo’, pretende parecchia attenzione» riconosce Ligabue, 57 anni proprio domani. «Ma di alternative non ne avevo; e tutto sommato sono soddisfatto della scelta, perché paga sera dopo sera, lasciandomi puntualmente stupito per la quantità di ragazzini che sanno le nuove canzoni a memoria». Il sole che sorge dietro il mare di papaveri srotolato sullo schermo durante “Un’altra realtà” e la scritta “to be continued…” lasciano intendere che l’avventura di “Made in Italy” non finirà qui.

L’influenza che ha boicottato l’avvio del tour, costringendo il sopravvissuto e sopravvivente a prendere la strada con dieci giorni di ritardo sul ruolino di marcia fissato inizialmente, è ormai solo un ricordo («il mio strumento principale, la voce, non rispondeva più ai comandi; avevo un edema alle corde vocali che se si fosse spaccato, mi ha spiegato il medico, avrebbe comportato uno stop di sei mesi, per fortuna cortisone e antibiotici sono riusciti a farlo riassorbire… chi non fa questo lavoro non può capire cosa significhi per un cantante»). Il tour andrà avanti fino a maggio, poi, con buona probabilità, il rocker con le scarpe da tip tap comincerà a pensare alla trasposizione cinematografica di “Made in Italy”. «Col cinema ho qualche conto in sospeso: mentre realizzavo ‘Radio Freccia’ è nato mio figlio, e durante le riprese di ‘Da zero a dieci’ è morto mio padre» ricorda. «Girare un film costa una fatica mentale boia e la soddisfazione che se ne ricava è infinitesimale rispetto a quella potente e immediata che offrono i concerti. Ma stavolta ho in mano una buona storia, quella raccontata dalle canzoni del nuovo disco, e non mi dispiacerebbe certo portarla sul grande schermo».