Milano, 14 dicembre 2017 - Johnny chi? Solo vedendo i funerali di stato sui Campi Elisi molti hanno capito l’importanza di Johnny Halliday in Francia. Famoso certo nel mondo, ma sempre un mito francese. Alla volontà di lavare la nuova musica americana nella Senna. Rocker francese, ma nulla a che vedere con Elvis Presley, perché il suo personaggio era più vicino ai miti cinematografici di Brando e Dean, il cuoio, le ragazze, la mossa da gigolò di casa. Che non imita nessuno, dopo aver capito i trucchi e le regole. Halliday cerca di inventare un genere autarchico, viene scoperto come attore da Clouzot, Allégret (Corbucci), amato da Lelouche. Riempie le pagine dei rotocalchi con Sylvie Vartan, una coppia bollente, ma preferisco Serge Gainsbourg e Jane Birkin. È piuttosto il Celentano francese (canta “24.000 baisers”). Da noi funziona di più, con qualche singolo, la moglie Sylvie. Il suo pendolo fra rock’n’roll e chanson spiega tutto, è un animale da palcoscenico e quello è il suo stile ma la sua anima forse è altrove. Ruvido, artista, intellettuale mai. Romanzo popolare, il più amato della sua generazione. Sempre.