Assago (Milano), 19 novembre 2017 - Electro-Jay. Ottava fatica discografica di un’avventura umana e artistica iniziata venticinque anni fa, “Automaton” riporta domani al Forum di Assago lo “space cowboy” Jay Kay. Un tour scaccia fantasmi, dopo il rovescio del predecessore “Rock dust like a star” che ha spinto lui e la band a prendersi una lunga pausa di riflessione, segnata dal matrimonio con la compagna Maria dopo un decennio di love story e dalla nascita di due piccole eredi Carla, due anni e mezzo, e Tallulah, un anno. La classica porta girevole che ha messo il cantante inglese davanti una nuova vita e soprattutto un’età, 47 anni, meno generosa di un tempo, come dimostrato dai concerti che s’è visto costretto ad annullare lo scorso giugno per un malanno alla schiena che l’hanno costretto alla sala operatoria.

Ma un mese dopo l’intervento era già in scena per dare “il 125%” come al solito. E chi l’ha visto a Firenze in luglio sa che, al di là dei rovesci commerciali delle sue canzoni, sul palco Jason è sempre Jason. Anche se il mancato rinnovo del contratto da parte della sua storica casa discografica, che nella seconda metà degli anni Duemila, dopo l’antologia “High Times: Singles 1992–2006”, non ha voluto più saperne della sua vita tutta elicotteri, Ferrari, e bellezze da una notte e via, rimane un colpo durissimo. Dopo la delusione di “Rock dust like a star”, primo album con la nuova casa discografica, e relativo tour per Jamiroquai non è stato facile continuare. “Eravamo stanchi, non al massimo del potenziale, ma volevamo fare un disco nuovo - spiega Kay - alla fine abbiamo iniziato a lavorare al nuovo album nel 2013, ma solo l’anno scorso siamo riusciti a concentrarci come si deve”.

Jason-Jay diventa Jamiroquai indossando l’eccentrico “kostoweh” da capo indiano che l’ha reso un’icona del funk. “Il vecchio copricapo l’ho lasciato sulla copertina dell’antologia, sprofondato nella sabbia a simboleggiare che una fase della carriera s’era definitivamente chiusa. Il nuovo è un elmetto futuribile disegnato il tedesco Moritz Waldemeyer con delle alette meccaniche che gli permettono di illuminarsi e di muoversi quando aziono un telecomando. Assolutamente spettacolare”. E spettacolare, anche se non originalissima, è pure la svolta nel suono della band, passato dall’acid jazz degli esordi ad un funk elettronico che strizza l’occhio da vicino al “french touch” di Daft Punk, Cassius e tutti gli altri. “L’ossessione per tablet e telefonini può diventare un problema serio e trasformarci tutti in degli schiavi - termina- e un titolo come ‘Automaton’ vuol mettere in guardia dai rischi del controllo tecnologico".