Milano, 19 ottobre 2017 - Aegri somnia. Come il D’Annunzio del «Notturno», Giovanni Allevi dopo il distacco della retina s’è ritrovato a vivere i suoi «sogni malati» in una «stanza muta d’ogni luce» per riemergerne con album orchestrale riflessivo quale il doppio cd “Equilibrium”, in uscita domani. Quasi inevitabile che il videoclip a cartoni animati del primo estratto “Flowers” traboccasse di colori, per raccontare il vento di passioni che agita fiori con le sembianze umane di Donald Trump e Kim Jong Un fino a spingerli a una (improbabile) riappacificazione. «Di distacchi della retina ne avevo già avuto uno dieci anni fa all’occhio destro ma con il laser era stato risistemato in pochi minuti» racconta Allevi. «Lo scorso giugno, invece, durante l’ultimo concerto del mio tour in Giappone, ho visto una specie di tenda nera calare sul campo visivo di quello sinistro. Ora ho una vista ridotta del 70% e ci vorrà un anno per capire se e quanto riuscirò a recuperare».

Cos’è cambiato?

«Ho capito che dovevo cercare un approccio diverso con la musica. Aristotele inizia “La metafisica” con un inno alla vista, considerata il più importante dei sensi perché è quello che ti dà il senso della conoscenza razionale. Ridurre l’approccio visivo significa in qualche modo abbandonare un certo raziocinio per sviluppare altri sensi come il tatto, l’olfatto, l’udito e più in generale l’intuito».

L’olfatto?

«Durante la convalescenza mi accorgevo dell’ingresso di persone nella stanza dall’odore. “Scent of you”, profumo di te, l’ho scritta proprio in quella dimensione. L’odore aiuta a stare con se stessi; tempo fa in Sicilia per concentrarmi mi sono chiuso dentro l’armadio della mia camera d’albergo per sfuggire alla luce e godermi il profumo del legno».

Alla ricerca dell’equilibrio...

«Due anni fa, allacciandomi una scarpa, mi sono reso conto che non riuscivo a stare su un piede solo. E che lo squilibrio non era solo fisico, ma pure nell’alimentazione, nel rapporto sonno-veglia, nelle relazioni, nella musica. Così sono volato in mezzo all’Atlantico per ritrovarmi su un’isola segreta».

“No Words” è ispirata al terremoto di Amatrice.

«L’epicentro della scossa del 24 agosto 2016 era a pochi chilometri da casa mia. E io mi trovavo lì. Mio padre è di Acquasanta Terme e in paesi come Amatrice o Accumoli ci ho giocavo da bambino. Scoprire che erano stati cancellati dalla faccia della terra mi ha lasciato senza parole, da qui il titolo. E le mie note di speranza».