Milano, 24 ottobre 2017 - Trucco pesante, guepière e giarrettiere. Anche omettendo quel “picture” infilato nel titolo dal regista Jim Sharman quando a metà degli anni Settanta lo portò sugli schermi, “Rocky Horror Show” rimane un classico del teatro musicale. E da stasera è in replica agli Arcimboldi nella versione originale, con la partecipazione straordinaria di Claudio Bisio nei panni del criminologo-narratore che fu di Jonathan Adams. «Quando è arrivata la proposta, mi sono reso conto subito che non avrei potuto dire di no», premette l’attore, ammettendo che a quel testo ha legato un pezzetto della sua vita.

Qual è stato il suo primo incontro con il Rocky Horror Show?

«Nell´estate del ’78, mentre frequentavo la Civica scuola d’arte drammatica del Piccolo Teatro. Andai in vacanza a Londra, dove, utilizzando il tesserino scolastico, riuscii a trovare posto nel teatrino in King’s Road dove si replicava ormai da cinque anni il musical di Richard O’ Brien».

E poi?

«Al foyer acquistai lo spartito e, una volta tornato a Milano, proposi alla nostra maestra di canto Luisa Tescari di costruirci il nostro saggio. Io impersonavo Brad, il fidanzatino imbranato, mentre Janet era Francesca Paganini. Alla Sala Azzurra di Corso Magenta venne a vederci Gabriele Salvatores che stava cercando attori per un musical all’Elfo e mi prese prima per il “Sogno di una notte d’estate”, poi per “Nemico di classe”, “Amanti”, “Comedians”.

Venne pure Franco Sancassani, gestore del Cinema Mexico di via Savona (che dal 17 novembre riprende le sue celeberrime proiezioni del venerdì).

«Attorno alla pellicola stava esplodendo il fenomeno che l’avrebbe trasformata in un cult, così Sancassani pensò di fare a Milano come a Londra e New York dove le proiezioni si trasformavano in una festa per “non convenzionali” truccati come i personaggi del film, chiedendoci di animare le repliche del venerdì. I primi soldi, 50 mila lire a sera, me li sono guadagnati così».

Se fosse lei il regista di una nuova versione italiana, chi chiamerebbe?

“Penso che ad Elio i panni di Frank’n’Furter starebbero benissimo. E, anche se la sensualità di Susan Sarandon nella versione cinematografica è dura da rubare, a vestire quelli di Janet vorrei Paola Cortellesi. Non so come canti, ma Brad potrebbe essere Luca Argentero, mentre Riff-Raff lo impersonerei io per età, indole e… calvizie».

Dopo quasi quarantacinque anni, qual è la forza che esercita ancora oggi il pianeta Transexual sul pubblico?

«Ho assistito allo spettacolo in arrivo agli Arcimboldi un paio di settimane fa a Colonia e mi ha sorpreso scoprire che la gente viene a vederlo ancora con la faccia bistrata e il boa di struzzo attorno al collo».

Oltre a Rocky Horror c’è un musical che ama particolarmente e che magari un giorno…

«A Londra ho visto quattro volte “The book of Mormon” e non capisco perché, se lì diverte tanto i ragazzini che le loro nonne con i capelli tinti di viola, non possa piacere pure da noi».

Forse ci sono problemi di adattamento.

«Se Elio e Rocco Tanica sono riusciti ad adattare “Spamalot” dei Monty Python penso che “The book of Mormon” non dovrebbe incontrare problemi maggiori...».