Milano, 25 ottobre 2017 - Partiamo dal titolo: «E se fosse stato il Cavallo?!». Dedicato a tutti quelli che non si assumono mai le loro colpe. Un esercito. Da cui si lascia ispirare Angelo Pintus per il suo nuovo spettacolo, da lunedì in esclusiva nazionale al Teatro Manzoni. In esclusiva nel senso che verrà proposto in centro a Milano per ben 42 repliche, spalmate su sei settimane lungo l’arco della stagione (info: 02.7636901). A ripetere il successo di “50 Sfumature di Pintus” e “Ormai sono una Milf”. O almeno si spera.

Pintus, che succede dunque al Manzoni?

«Non ne ho la più pallida idea».

Rassicurante.

«Ho un mio modo particolare di lavoro, so che è solo una questione di ore per comporre in maniera definitiva lo spettacolo. Di certo per buona parte è su Milano che ormai è la mia città e dove ho deciso di fare 42 repliche senza poi andare in tournée».

Quarantadue repliche sono una bella sfida.

«Pura follia. Ma sembravano tante anche le 22 dello scorso anno e poi sono sempre andato in sold out. Chissà…».

Quanto c’è di repertorio?

«Nulla, è sempre e solo roba nuova, una volta che cambi titolo cambi spettacolo, per me è così».

È il momento della domanda che tutti le stanno facendo: perché quel titolo?

«Perché racconto della stupidità umana, di quell’atteggiamento per cui non è mai colpa tua quello che succede. Il cavallo non esiste, è un simbolo surreale per raccontare tutto questo».

Anche per lei è così?

«No, è un atteggiamento che non mi appartiene. Ma mi infastidisco, molto. Perché di fronte a certi errori mi rendo conto di aver dato magari ascolto a un’idea che non mi convinceva».

Tipo a Sanremo?

«Già, direi l’unico episodio infelice, due anni fa. Colpa mia. Anche perché possono dirti quello che vogliono ma poi su quel palco sei tu che fai la figuraccia. E la gente mi ascoltava e pensava: ma come fa questo qui a fare duecento date? Avevano ragione. Ma ci tornerò. Devo chiudere un capitolo con me stesso».

In attesa della "vendetta", il momento più bello?

«Quando ho iniziato il viaggio nel mondo del teatro. Ho capito che è questo che voglio fare, non la tv».

Fra i colleghi chi le piace?

«Da ragazzino non mi perdevo uno spettacolo di Beppe Grillo, comico straordinario. Oggi mi sorprende Pucci: ha una grande potenza».

Su cosa invece non riesce proprio a ridere?

«La comicità politica. Non è proprio il mio e credo che la possa fare solo Crozza».