Milano, 28 settembre 2017 - Lei e l'altra. Alexia cambia pelle a 50 anni, dopo 20 anni di carriera, 5 milioni di dischi venduti, 8 album d’oro e 2 di platino (ma con i numeri di allora). Usa la voce da interprete, torna a studiare (lei ha fatto canto lirico), mette le sue dee nelle canzoni, da ”Beata gioventù” a “E non mi lasciare”, ”Tu salvami ancora”, “La cura per me”. Si affida con totale fiducia a Mario Lavezzi, il produttore, che firma “Innamorati come mai” con Mogol e porta un gruppo di autori disponibili e bravi: Giuseppe Anastasi, Bungaro, Zibba, Lorenzo Vizzini, Cesare Chiodo, Alberto de Rossi, Piero Simonetta, Piero Romitelli. È l’idea di un pop che parte dai grandi album degli anni ‘80, senza pruriti giovanilisti. Lei canta in “Quell’altra” un mondo autobiografico o almeno condivisibile. Come in “Tu salvami ancora”. «Io sono stata fortunata a incontrare mio marito Andrea. Abbiamo avuto due figli, ma non siamo la famiglia del Mulino Bianco». Le chiedono della dedica a Giorgio Armani e a Milano Pride, non solo perché siamo da Nobu.

«Lui è stato lo start up di un cambiamento. A Sanremo 2002 ero imbarazzante: volevo una cosa mix sixties, ma non avevano tempo, stavano vestendo le Lollipop! Nel 2003 ho avuto opportunità di vestire Emporio Armani, ho scoperto che aveva un nipote maschio, non solo due femmine. Lui mi invita a cena, era un mio fan: scopro un ragazzo elegante, fine e gentile. Dopo un anno in cui mi mandava sms, fiori, regalini discreti, visto che la mia storia era finita malissimo, ci siamo frequentati, fidanzati e sposati». Invece «i ragazzi di Milano Pride sono stati fra i primi ad ascoltare i nuovi pezzi e mi hanno invitata alla festa del 25 giugno. Ci sono andata volentieri, so di essere da sempre un’icona gay».

Mostra un tatuaggio da donna pugile che ricorda «il potere che ho dato a qualcuno di farmi violenza psicologica, un divorzio artistico sentimentale doloroso. Che non voglio rivivere più«. Qui non è necessario spingere la voce in estensione e potenza, «anche se non butto via nulla del mio passato. Cantavo in inglese, mi portavano in giro per il mondo, mi sentivo spesso spaesata o inadeguata. La storia che racconteremo anche dal vivo, per musica, brevi monologhi e immagini, con il finale liberatorio dance». Chiedono anche a Lavezzi di Sanremo. «Ho sentito Claudio Baglioni - conferma Mario - mi ha detto solo che si sente una grande responsabilità. Stiamo cercando la canzone giusta». Il 29 è a la Spezia dove parte il tour, che tocca il 1 ottobre Stezzano (Bergamo), il 3 Milano.