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L’altra faccia del Don Giovanni approda alla Scala di Milano

Diretto da Letonja, regia di Carsen

Les Contes d’Hoffmann - Don Giovanni: due facce di una stessa storia. O piuttosto, di una storia e del suo contrario. I punti di analogia li creò lo stesso Hoffmann

Una veduta interna del teatro alla Scala (Ansa)
Una veduta interna del teatro alla Scala (Ansa)

Milano, 15 gennaio 2012 - Les Contes d’Hoffmann - Don Giovanni: due facce di una stessa storia. O piuttosto, di una storia e del suo contrario. I punti di analogia li creò lo stesso Hoffmann, celebrato poeta tedesco autore dei «Racconti», innamorato di Mozart tanto da mutare l’iniziale W (William) della propria sigla E.T.W. in A (Amadeus): E.T.A. Da lì tutta una sequela di rimandi e citazioni, sceniche e musicali. Basti dire che «I Racconti» iniziano con una rappresentazione (fuori campo) di Don Giovanni cui assiste appunto il protagonista Hoffmann.

Come il Libertino, egli avrà a con fare con tre donne, ma, a differenza di quello, lui non ne avrà nessuna, in quanto tutte proiezione della sua fantasia. Non è dunque un caso se l’opera di Jacques Offenbach torna alla Scala a ridosso di quella mozartiana e in uno spettacolo firmato anch’esso da Robert Carsen. Il regista canadese asserisce di non aver elaborato due allestimenti paralleli, anche perché «Les contes» sono una produzione creata per Parigi nel 2000, ripresa «solo con alcune modifiche inevitabili». «Non voglio fare del prêt à porter – dice Carsen -. La mia è haute couture». «Opera fantastica» difficilmente classificabile, andata in scena postuma (Offenbach era morto da quattro mesi), rimaneggiata, le parti recitate spesso cantate e gli atti disposti in diversa successione, «I Racconti» non hanno tuttora una versione ufficiale definitiva.

Il direttore Marko Letonja spiega che la sua scelta ha seguito la evoluzione dello stile musicale all’interno dell’opera. Primo atto classico, episodio di Olimpia, la bambola automa che alla fine si frantuma; secondo atto romantico, la storia di Antonia, la donna amata spinta alla morte; terzo atto tardo-romantico, carnale, quasi straussiano, in cui la cortigiana Giulietta porterà Hoffmann al degrado emozionale. Costui è interpretato qui da Ramon Vargas versatile tenore di grandissima classe, che sta facendo di questo personaggio un suo cavallo di battaglia. Altri interpreti: Ekaterina Gubanova (la Musa), Rachele Gilmore, Genia Kühmeier, Nino Surguladze (le tre amate), William Shimell (nei quattro ruoli demoniaci) Ildar Abdrazakov (Dapertutto). Lo spettacolo è considerato tra le realizzazioni più felici di Robert Carsen, regista noto per la sua propensione a introdurre l’acqua in palcoscenico con effetti di enorme impatto. Ci sarà dell’acqua anche nei Racconti? «No, qui niente acqua. Solo vino» è la battuta di Carsen.
 

Teatro alla Scala, ore 19.30. Fino al 5 febbraio. Info 02.72003744, www.teatroallascala.org .

 

di Carla Maria Casanova

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