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L'Ottagono meglio del teatro:"Siamo orgogliosi"

Piazza blindata per le proteste

Tantissimi appassionati davanti al megaschermo allestito in Galleria. "Ottima acustica, più bello che vederlo in tv"

Maxischermo in Galleria per vedere la Prima della Scala
Maxischermo in Galleria per vedere la Prima della Scala

Milano, 8 dicembre 2011 -  Su un punto gli spettatori che affollano l’Ottagono in Galleria Vittorio Emanuele II sono tutti d’accordo: «Molto meglio il salotto dei milanesi che quello di casa per gustare un evento così importante per la città come la prima della Scala. Anche a costo di stare in piedi per tre ore». Lo dice per prima Daniela Scarantino, che osserva l’opera di fronte al megaschermo, diventato per una volta il televisore a doppio schermo di almeno un migliaio di persone riunite per lo spettacolo pubblico. «Dirò di più - aggiunge a pochi passi Andrea Rovatti -: se non fossi venuto a vedere il “Don Giovanni” in questo magnifico contesto, non l’avrei guardato da casa in tv. Qui ha tutto un altro sapore e farsi trasportare dalle emozioni dell’opera insieme a tante altre persone è una sensazione unica».

Non solo, Rovatti ricorda l’alto valore simbolico dello schermo in piazza: «L’idea è apparentemente semplice, ma in realtà è un modo per divulgare l’alta cultura a tutti i cittadini, in modo democratico e non riservato soltanto alle élite che possono permettersi il biglietto della Scala». In effetti sono molti i melomani che non si trovano qui per caso: «Ogni anno il giorno della prima si respira un’aria diversa a Milano - osserva Scarantino -. Sono venuta anche l’anno scorso in galleria per vedere la Valchiria di Wagner. È stata una delle prime cose che ho fatto dopo aver vissuto dieci anni a Francoforte. Stavolta sono rimasta perplessa per l’apertura della scena, un po’ troppo modernista».

Dall’altro lato dello schermo, è letteralmente rapita dalle immagini Paola Gizzi, professoressa di musica in una scuola media e diplomata in pianoforte: «Ottima la qualità dell’audio, in particolare l’intonazione delle voci - commenta -. Sono sorpresa dalla scenografia e dai costumi di scena: un mélange fra Settecento e stile contemporaneo che mi ha stupito». Gizzi è una vera appassionata: «È la seconda volta che vedo il “Don Giovanni”. Vent’anni fu alla Scala, per un invito. Di questa rappresentazione mi piacciono molto le interpretazioni di Zerlina, Elvira e del don Giovanni, l’attore Peter Mattei. Mi piace più della Valchiria dell’anno scorso».

 Fra i curiosi spunta anche qualche giovane, come Judith Kalicki e Stefania Mercante, compagne di studi di grafica alla Nuova accademia di Belle Arti: «Vengo da Mainz - dice la prima - e anche in Germania la Scala è molto famosa per l’opera. Così ho approfittato con la mia amica dell’occasione per uno spettacolo così importante».

Numerose sono anche le coppie che hanno approfittato della giornata di festa per Sant’Ambrogio per fare una passeggiata in centro, conclusa sotto le vetrate della Galleria: «Il doppio schermo è una bellissima idea e l’acustica è ottima - spiega Gabriella Antonelli -. Tuttavia in piazza della Scala ci sono meno luminarie rispetto all’anno scorso. Sembra un 7 dicembre sotto tono, persino nelle consuete proteste davanti al teatro». Accanto ad Antonelli, il marito Dario Ghilardi aggiunge: «Il “Don Giovanni” è la prima opera a cui assistiamo. Ci piace molto ed è giusto che siano venuti anche il presidente della Repubblica Napolitano e il capo del Governo Monti: questo è uno spettacolo mondiale che ci rende orgogliosi di essere milanesi».

di Daniele Monaco

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