Milano, 11 giugno 2017 - Tombini.  Angoli di marciapiedi tra le auto in sosta. Nascondigli di fortuna lungo la strada. Alla Darsena tutti gli anfratti vengono buoni come piccoli magazzini per stoccare le bottiglie di birra. Sono il serbatoio degli ambulanti abusivi che assediano il Porto dei milanesi ogni weekend, pronti a dissetare fino a notte i tiratardi dei Navigli. Alcuni le portano in spalla, stipate in borse rigide trasparenti; altri le allineano alla meglio su pezzi di cartone o tavolini smontabili, pronti a scappare in caso di blitz delle forze dell’ordine. E altri ancora girano in bicicletta col carico sistemato dietro la sella in secchi o contenitori-frigo. Quando esauriscono la mini-scorta di bionde, i venditori spariscono dietro i muretti rossi che delimitano l’area incastonata tra piazza XXIV Maggio, viale D’Annunzio e viale Gorizia e ricompaiono qualche minuto dopo con la merce da distribuire.

Venerdì sera, i ghisa dell’Antiabusivismo li hanno seguiti con discrezione fino a scoprire i mini-depositi di alcol. Non senza sorpresa, visto che le birre erano di fatto tenute in fresco nelle fognature, in condizioni che definire igienicamente precarie suona eufemistico. È il giro di vite annunciato dall’assessore alla Sicurezza Carmela Rozza all’indomani degli incidenti di piazza San Carlo a Torino, con centinaia di persone ferite dal tappeto di cocci di vetro abbandonati durante la proiezione su maxischermo della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. In attesa del via libera all’applicazione del Daspo (dopo tre recidive può scattare l’arresto) previsto dal decreto Minniti sulla sicurezza urbana (serviranno un paio di settimane per l’effettiva entrata in vigore), il Comune ha deciso di incrementare la presenza dei ghisa in Darsena per dare un segnale chiaro a chi rivende alcolici senza averne l’autorizzazione: pattuglie raddoppiate con supporto di cinque agenti dell’Antiabusivismo, coordinati dal comandante Antonio Barbato; stesso schema pure stanotte, con cinque unità specializzate in aggiunta – reduci dal venerdì pomeriggio di controlli a San Siro per il concerto di Davide Van De Sfroos – a dare supporto ai colleghi.

Chi sono i venditori? Quasi tutti nordafricani, in maggioranza egiziani e marocchini. Dai primi approfondimenti investigativi, pare che dietro non ci sia un’organizzazione a gestirli: ognuno si muove in autonomia, compra le birre in grandi quantità e poi le rivende singolarmente, con prezzo medio (decisamente concorrenziale per una bottiglia da 66 centilitri) fissato a 2,5 euro. In totale, i ghisa ne hanno sequestrate una cinquantina, ritrovandole anche in luoghi pericolosi come tombini con derivazioni elettriche; tolti dal mercato illegale pure 2mila pezzi genericamente classificati come «articoli elettrici» tra braccialetti luminosi, caricabatterie per cellulari e varia chincaglieria. Numeri aggiornati nel tardo pomeriggio di ieri, quando i vigili hanno intercettato un furgone carico di borse, occhiali, sciarpe e cinture. La fase due dovrebbe scattare il 30 giugno per protrarsi fino al 30 settembre con l’ordinanza anti-vetro in tutta l’area dei Navigli: a differenza della scorsa estate, il divieto di andare in giro con bottiglie e lattine dovrebbe valere 24 ore su 24 e sette giorni su sette, non solo poche ore.

L’obiettivo: evitare l’effetto Torino in caso di falsi allarmi e imponenti movimenti di folla. Nessun divieto, invece, sulla vendita di alcolici in uno dei luoghi più frequentati della movida meneghina: bere si potrà anche all’esterno dei locali, ma solo in bicchieri di plastica. La logica: coniugare divertimento e sicurezza, trovando il giusto punto di equilibrio in una città che, ha ribadito l’altro giorno il sindaco Giuseppe Sala, «vive di eventi e della voglia di parteciparvi».