Milano, 11 novembre 2017 - «La prima donna laureata al mondo fu un’erudita veneziana, Lucrezia Elena Cornaro, che si laureò in filosofia nel 1678. Nonostante il traguardo, le fu impedito sempre di insegnare» ha spiegato Loredana Garlati, prorettore all’Orientamento dell’università di Milano Bicocca, ieri al workshop internazionale dedicato all’eguaglianza di genere nei sistemi universitari. Da allora di strada ne è stata fatta. Ma alcuni settori sembrano ancora riflettere antichi stereotipi. Esaminando i dati del servizio «Cerca università» del Miur e Cineca, emerge che in ben tre atenei milanesi su otto la percentuale femminile di chi fa ricerca e insegna in tutte le facoltà supera il 40%.

All’università Iulm, sono donne il 44% del totale fra ricercatori e professori (senza distinzione fra fasce), 44 su 100. A seguire a pochissima distanza in questa classifica rosa, la Bicocca con 396 fra docenti e ricercatori di sesso femminile su 902, il 43,9 %. Al terzo posto di questo podio milanese l’università Statale, con 859 donne, fra professori e ricercatori, su 2.040 totali, il 42,1 %. La Cattolica segue con la percentuale di 37,4% (486 su 1301). Al Politecnico, al sesto posto, il rapporto fra donne che si occupano di ricerca e insegnamento sul numero totale è 393 su 1383, il 28,4%. Sul fronte della popolazione studentesca, esaminando le immatricolazioni dell’anno accademico 2016/2017 negli atenei milanesi sul sito di anagrafe del Miur, si apprende che su un totale di 32.678, le immatricolate sono 17.323, il 53%.

Se però consideriamo solo le facoltà scientifiche allora la percentuale delle immatricolazioni di donne negli atenei milanesi cala al 35,8% (4.248, su 11.868). Passando agli iscritti, su una popolazione totale di 174.539 studenti, la percentuale femminile è il 52,9% (92.313) che si riduce ancora al valore di 35,8% se si restringe l’analisi all’area scientifica del capoluogo lombardo (22.778 su 63.594). Nell’anno accademico 2015-2016, su un totale di 13.976 laureati in campo scientifico, le donne sono al 39,9% (5.575). Il rapporto delle laureate, considerando tutte le aree, è di 21.082 su un totale di 38.390, il 54,9%. «Nell'area Stem (acronimo inglese per «scienza, tecnologia, ingegneria e matematica» ndr) la presenza delle donne è ancora scarsa», osserva Carmen Leccardi, ordinario di Sociologia della Cultura della Bicocca. Per quanto riguarda la scelta delle ragazze «non esiste alcuna attitudine «biologica».

Come ha dimostrato un recente studio pubblicato da Science, l’orientamento delle studentesse verso la scienza e la tecnologia è da correlare con il contesto socio-culturale, in grado di favorire o no l’eguaglianza. In Italia gli stereotipi di genere sono diffusi e investono l’intera società, dai genitori agli insegnanti e persino le giovani che pensano che non saranno in grado di condurre una vita in laboratorio, quando avranno una famiglia.

Eppure le professioniI dell’area Stem sono quelle della leadership a livello aziendale: non accedervi tiene fuori le donne dai ruoli apicali e dalla possibilità di avere redditi adeguati. È importante impegnarsi ancora di più per superare queste barriere». Perché - conclude Garlati - «il mondo sarà sempre più all’insegna di tecnologia e innovazione. Il non accesso delle donne all’area Stem rischia di estrometterle dal ruolo di protagoniste delle trasformazioni che riguarderanno il nostro futuro». Di strada ne è stata fatta dal 1678. Ma tanti traguardi restano ancora da raggiungere.