Milano, 14 febbraio 2018 -  Nessuna traccia di violenza sessuale, dai primi accertamenti, sul cadavere di Jessica Valentina Faoro, la 19enne massacrata lo scorso 7 febbraio in un appartamento in via Brioschi 93. Sul corpo i segni del massacro, una quarantina di coltellate inferte con violenza. La lama di circa 25 centimetri è affondata nell’addome. Ferite anche al tronco, al volto e alle braccia, segni evidenti del tentativo del tranviere Alessandro Garlaschi di dare fuoco al corpo con dell’alcol in quella notte da incubo. Il medico legale ha eseguito l’autopsia disposta dal pm di Milano Cristiana Roveda sul cadavere della ragazza. Un passaggio necessario per accertare la dinamica e l’orario della morte, avvenuta presumibilmente poco dopo le 4.15 del 7 febbraio. Nei prossimi giorni la salma verrà restituita ai familiari, che potranno celebrare le esequie. 

Dagli accertamenti eseguiti finora, quindi, non sono emersi i segni di uno stupro prima dell’omicidio. Il movente, secondo gli inquirenti, resta però quello di una reazione brutale di Garlaschi di fronte al rifiuto di una avance sessuale. L’uomo, in carcere con l’accusa di omicidio volontario, aveva maturato infatti un’ossessione per Jessica, la ragazza bionda con vent’anni in meno di lui che aveva conosciuto su internet e ospitava nel suo appartamento in cambio di un aiuto nei lavori domestici. 

Verranno analizzati anche i tagli sulle mani di Garlaschi, che potrebbero essere riconducibili a un tentativo di Jessica - di corporatura minuta e alta 1.60 - di difendersi dall’aggressione. L’uomo potrebbe anche essersi ferito colpendo la ragazza, liberando la sua furia repressa, oppure mentre tentava di nascondere il cadavere. Sono dettagli che andranno approfonditi, ma modificano poco la sua posizione. Per ora il tranviere, detenuto a San Vittore, resta chiuso nel silenzio. La sua unica versione resta quella di un litigio con Jessica che, secondo il suo racconto, avrebbe cercato di colpirlo con il coltello da cucina. Lui sarebbe riuscito a «rigirare» la lama contro la ragazza, «colpendola allo stomaco». Garlaschi ha cercato di depistare, di sviare la pista di un delitto a sfondo sessuale. Ma nelle ore concitate dopo l’omicidio, tra «lucidità» e atteggiamenti irrazionali, come il tentativo di dare fuoco al corpo e di nasconderlo tra teli di plastica e borsoni, si è dimenticato di distruggere il bigliettino che aveva consegnato a Jessica poco prima di ucciderla. Frasi sdolcinate ed esplicite avance rivolte alla ragazza, finita in balia dell’uomo perché non aveva un altro posto dove andare.