Milano, 20 aprile 2017 - Un test genetico rivoluzionario in grado di mappare il rischio genetico ereditario di avere un tumore analizzando in un unico chip le 115 mutazioni genetiche conosciute. È il progetto sviluppato all’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo), che utilizza le tecnologie più all’avanguardia. Lo ha annunciato ieri Roberto Orecchia, direttore scientifico dell’Istituto fondato da Umberto Veronesi, precisando che questo «supertest» sarà offerto gratis, almeno per il primo anno, a tutte le pazienti che saranno operate di tumore ovarico in Istituto. Ma le mutazioni che il test può portare alla luce riguardano, oltre a quello dell’ovaio, molti altri tipi di tumore: quelli di seno, pancreas, colon, tiroide, prostata, endometrio e i melanomi. «L’obiettivo - spiega il responsabile della ricerca allo Ieo, Piergiuseppe Pelicci- è di creare un passaporto genetico per ogni paziente: un microchip o oncochip, che contenga tutti i suoi dati molecolari in relazione ai tumori; un documento informatico in base al quale impostare la prevenzione (anche per i parenti in caso di familiarità), la diagnosi e le terapie mirate».

I vantaggi evidenti, per Pelicci, sono tre: «Si potrà identificare meglio il rischio individuale e attivare percorsi di protezione personalizzati; poi sarà possibile enucleare un maggior numero di potenziali tumori ereditari e quindi estendere la protezione a più persone, in particolare ai gruppi familiari; infine, conoscendo più mutazioni genetiche, sarà possibile creare più farmaci molecolari preventivi che le contrastino, andando a limitare, nel tempo, la diffusione dei tumori. In un domani molto vicino potremo avere maggiori informazioni sul rischio individuale, scoprendo se le nostre cellule hanno subito influenze negative dall’ambiente». A questo supertest «rapido, preciso, economicamente sostenibile» i ricercatori dell’Ieo stanno lavorando da tempo. In pochi mesi lo hanno messo a punto con oltre 400 pazienti, non solo quelle affette da tumore dell’ovaio ma anche con quelle a rischio di un tumore per familiarità, a cui il test viene comunque rimborsato dal servizio sanitario nazionale. E Pelicci fa un rapido calcolo: «400 test, ognuno per 115 mutazioni, fa qualcosa come oltre 40 mila test se fossero stati fatti uno per volta. Se poi pensate che ogni gene mutato può avere 6-7 varianti, si tratta di una enorme massa di informazioni multiorgano su vari tipi di rischio, sia sulla stessa persona sottoposta al test che sui membri della sua famiglia. Tutti dati che saranno via via inseriti in un data-base, per studiare la complessità e cercare nuovi strumenti prescrittivi di azioni di prevenzione».